Daemon X Machina: l’Arsenal è tre volte più veloce

Marvelous e First Studios insieme per rilanciare un genere. Ecco la nostra recensione di Daemon X Machina!

  • Nome completoDaemon X Machina
  • Piattaforme –Nintendo Switch
  • Publisher – Nintendo
  • Developer – Marvelous/First Studio
  • Distribuzione –Digitale/Cartuccia
  • Data di uscita – 13 Settembre 2019
  • Genere – Action

Quando venne annunciato Daemon X Machina una larga fetta di videogiocatori dormienti, che attendevano da ormai troppo tempo l’arrivo di un nuovo Armored Core, improvvisamente riemerse da un lungo torpore ludico.

Certo, nel corso di questi anni non sono mancate produzioni su licenza basate sul franchise di Mobile Suit Gundam, o il recente e fallimentare rilancio di Front Mission con Left Alive. Ma nessuno di questi è riuscito davvero a colmare quel grande vuoto di genere rappresentato da Amored Core, serie nata in casa From Software e caratterizzata da una curva di apprendimento si ripida, ma capace di galvanizzare l’attenzione degli appassionati di mecha grazie alla sua estrema complessità strutturale.

In attesa di scoprire quali saranno le prossime mosse di From Software nei confronti della sua IP, ormai assente sulle scene da circa sei anni, Marvelous prova finalmente a colmare questo grande vuoto di genere con il suo Daemon X Machina, che vede al timone del progetto proprio l’ideatore di Armored Core, ovvero Kenichiro Tsukuda.

Grazie a Nintendo abbiamo trascorso diversi giorni in compagnia con questa affascinante e complessa creatura, e dopo una piccola anteprima pubblicata nei giorni scorsi, oggi siamo qui per tirare finalmente le somme con la nostra recensione.

Tornano i robottoni

Fin dalle prime battute si intuisce che Daemon X Machina è stato realizzato con l’intento di realizzare una produzione esclusiva per Nintendo Switch di alto profilo; non un prodotto di serie B, ma qualcosa in cui lo sviluppatore e il publisher hanno fortemente creduto, tarandone la struttura non tanto sull’anima casalinga di Switch, bensì sul suo lato portatile.

Perché si, Daemon X Machina è figlio dei Monster Hunter di vecchia generazione: abbiamo infatti l’HUB centrale, e un pannello da cui gestire i messaggi, le opzioni, l’hangar per personalizzare il proprio robot e infine il selettore di missioni. E proprio le missioni stesse riflettono quelli degli hunter game, con una suddivisione in gradi crescenti della difficoltà.

Oltre alla gestione del mecha (chiamato Arsenal) subentra poi la gestione dell’Outer, ovvero il nostro avatar che, a differenza di altre produzioni, ha un ruolo attivo nel gameplay.

Analogamente alla gestione dell’Arsenal, anche l’Outer potrà essere potenziato spendendo i crediti accumulati all’interno di tre diversi rami di abilità, con innesti cibernetici che influenzeranno le prestazioni a terra o alla guida del robot.

Tutto garantisce quindi un livello profondità e stratificazione delle meccaniche mai viste prima nel genere di riferimento, tuttavia permangono alcune superficialità da parte dello sviluppatore: nonostante un certo impegno profuso nel rendere l’Outer uno degli organi del gameplay, a conti fatti il suo ruolo nella produzione sembra sia stato solo scalfito, quasi superficiale rispetto a tutto il resto.



La presenza di un tecnico come Tsukada poi ha avuto un certo impatto anche sulla gestione degli Arsenal sul campo di battaglia, complessi da gestire e caratterizzati da minuzie nelle statistiche da tenere assolutamente d’occhio: una scelta poco oculata dei componenti rischia di comprometterne la solidità nelle missioni, soprattutto quelle più avanzate.

Da questo punto di vista il lavoro di Marvelous appare ricercato , cosa che da sola basta a renderlo un prodotto di gran lunga più intrigante rispetto alle recenti incarnazioni della serie Armored Core.

Inoltre ciò che stiamo davvero apprezzando è la maniera in cui lo sviluppatore ha strutturato l’azione, veloce, frenetica e spettacolare come i vecchi Zone of The Enders di Konami, ma al contempo caratterizzati da quell’anima strategica che fa fatto la fortuna proprio dell’IP di From Software. Anche qui sussistono delle limitazioni, dovute principalmente ad un sistema di controllo piuttosto rigido e una telecamera a volte imprecisa se si dispone di un Arsenal fin troppo scattante.

Problemi questi che si presentano in maniera più netta in portatile, e parzialmente aggirati sulla TV in modalità dock, magari utilizzando un ben più solido Pro Controller di Nintendo, anziché i Joy-Con.

In termini di varietà la produzione propone missioni variegate che spaziano da boss colossali, fasi di scorta, basi da distruggere e spettacolari scontri con gli altri Arsenal. Spesso inoltre capiterà di distruggere degli Arsenal avversari da cui sarà possibile recuperarne dei pezzi per ingolosire l’inventario, o da utilizzare come base di sviluppo per crearne di nuovi.

Parlando della componente narrativa cercheremo di non svelare molto, ma è interessante notare come lo sviluppatore abbiano mescolato tanti elementi provenienti dalla cultura scifi giapponese. L’elemento che risalta di più è sicuramente quello gundamico, sviscerato attraverso tematiche belliche e sociopolitiche che qui coinvolgono più fazioni diverse, composte da mercenari al soldo del miglior offerente.

Il cast di personaggi si caratterizza per opportunisti, uomini di onore, e altri in cerca di potere. A rafforzare poi queste associazioni con il franchise del robottone bianco è la presenza nel cast dei doppiatori storici di Char Aznable e Amuro Ray, ovvero Shūichi Ikeda e Tōru Furuya. Due presenze non casuali, i cui ruoli sono due palesi omaggi a questi storici protagonisti di Gundam.

Al contempo la narrazione appare esageratamente criptica, e alterna lunghi messaggi di sistema, dialoghi testuali a schermo, e qualche cutscene di contorno per enfatizzare l’avanzamento di alcuni momenti della storia. In generale si nota la costruzione di un background, alla luce anche del prologo animato diffuso nelle settimane scorse, ma resta fin troppo “sulle sue” fino alle battute finali.

i compromessi artistici

Daemon X Machina è un titolo solido e bello da vedere, che sfrutta in maniera sapiente l’Unreal Engine 4, personalizzato con uno stile grafico in cell shading per mascherare il low poly della produzione. Il team inoltre ha dimostrato di aver ascoltato tutti i feedback degli utenti dopo la demo rilasciata nei mesi scorsi, sfruttata come banco di prova per ottimizzare il framerate (adesso quasi sempre fermo a 30 fotogrammi al secondo) e altre revisioni tra gameplay e intuitività delle schermate.

Lo sviluppatore poi è riuscito a trovare degli ottimi compromessi per tenere sempre alta la fluidità del gioco in portatile, sacrificando parzialmente l’immagine che viene leggermente sporcata dall’aliasing, ma nulla di realmente grave da deturparne la resa visiva nel complesso.

Solida anche la colonna sonora, composta a due mani da Junichi Nakatsuru e Rio Hamamoto, che alternano temi musicali di stampo epico, e altri un po’ più rock e pop per garantire un buon coinvolgimento durante le missioni.

Commento finale

Daemon X Machina è una dichiarazione d’intenti abbastanza chiara: offrire agli appassionati del genere uno stratificato sistema di personalizzazione e un gameplay veloce, appagante e impegnativo quanto basta. Ad impreziosire l’offerta ci pensa poi un comparto multiplayer locale e online fino a quattro giocatori.

In definitiva si tratta di una produzione solida, nonché l’ennesima esclusiva imperdibile che arriva su Nintendo Switch in un mese affollatissimo. Marvelous e First Studio firmano un prodotto che si pone come il diretto erede spirituale di Armored Core e Zone of the Enders. Ed è proprio il caso di dirlo, questi Arsenal sono tre volte più veloci!



Daemon X Machina

7.8

VOTO FINALE

7.8/10

Pros

  • Gameplay veloce e spettacolare
  • Personalizzazione sfaccettata
  • Multiplayer in locale e online
  • Longevità e rigiocabilità decisamente alte
  • Per una volta il pilota non è passivo......

Cons

  • ...ma è stato comunque trattato superficialmente
  • Un po' scomodo in portatile
  • Il comparto grafico è ben mascherato, ma comunque ha i suoi limiti

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