Dragon Ball Super: Broly – Recensione

Dragon Ball Super: Broly è uno spettacolo pirotecnico, ma il resto?

Ha fatto finalmente il suo esordio in Giappone l’atteso lungometraggio di Dragon Ball Super: Broly, particolarmente atteso in tutto il mondo, complici anche i trailer diffusi da Toei Animation accompagnati dal favoloso tema musicale “Blizzard” di Daichi Miura.

Un film che arriva proprio in un periodo di grande rinascita per il franchise di Dragon Ball, che si pone come un vero e proprio intermezzo alle avventure principali di Goku e soci, dopo gli avvenimenti del Torneo del Potere.

Diversamente dai film precedenti, Dragon Ball Super: Broly si incastra perfettamente nel canone della serie animata, ponendosi nei confronti degli spettatori come un gigantesco episodio di quasi due ore. E proprio il suo essere canonico, all’interno dell’universo animato tratto dal manga di Akira Toriyama che, ha permesso all’autore di riscrivere completamente il personaggio di Broly, molto amato in Giappone proprio grazie al lungometraggio Il Super Saiyan della Leggenda.

La nascita di una nuova leggenda 

Dragon Ball Super: Broly è un reboot, fatto e finito, di quella scellerata trilogia di lungometraggi dedicati al Saiyan. Toriyama che, qui ricopre anche il ruolo di sceneggiatore, riprende quel contenitore di emozioni a senso unico rappresentato dalla sua furia distruttiva e di odio nei confronti di Goku per dargli una parvenza  di umanità.

Il Broly di questo film è in assoluto il vero mattatore, tanto che Goku e Vegeta complessivamente entrano in scena in modo concreto solo nella seconda parte.

Toei e lo stesso Toriyama ci avevano promesso un film che avrebbe scavato nella mitologia dei Saiyan, anticipando in più occasioni la presenza di un comparto narrativo più solido del solito per un franchise che tutto sommato ha sempre vissuto di grandi scazzottate e poco altro.

Dragon Ball Super: Broly, effettivamente, prova a scrollarsi di dosso i cliché che hanno sempre contraddistinto l’opera, tanto da mettere in piedi un lunghissimo prologo di circa 40 minuti, durante i quali emerge come sempre la contraddizione di Akira Toriyama, fatta di aggiustamenti in corsa alla sua creatura che potrebbe far storcere il naso ai cultori del manga.

La voglia di creare qualcosa di diverso si sente, e inizialmente sorprende come gli autori abbiano voluto ridurre al minimo tutta l’azione per concentrarsi sullo sviluppo di un background storico che unisce i personaggi di Broly, suo padre Paragas, e lo stesso Freezer. Tre figure legate indissolubilmente alle sorti, ormai note, del pianeta natale dei Saiyan.

Il personaggio di Broly in tutto questo si ritrova ad essere la vittima: un cane da guardia per suo padre Paragas, e un giocattolo nelle mani di Freezer, che brama sempre vendetta nei confronti di Goku.

Ci viene delineato un ragazzo fragile e timido, ed è proprio questo il problema principale di Broly, ovvero l’essere l’omonimo della Kale del Sesto Universo. Essendo i due universi gemelli, Kale e Broly condividono degli aspetti caratteriali decisamente analoghi: entrambi tengono ai propri cari, ma sono incapaci di controllare le loro abilità, e questo comporta la loro trasformazione nel furioso Super Saiyan Full Power.



Il fascino di quello che fino a quel momento sembrava un film di Dragon Ball scandito per tempi e regia in modo decisamente diverso dalle solite produzioni proposte al cinema da Toei, ironicamente crolla come un castello di carte con l’arrivo di Goku e Vegeta, i quali ovviamente faranno scattare la scintilla spianando la strada alla parte sicuramente più spettacolare dell’intero film.

L’accoppiata artistica formata da Naohiro ShintaniKazuo Ogura ci regala un vero spettacolo pirotecnico, uno dei migliori che si siano mai visti all’interno di questo longevo franchise, ma che purtroppo evidenzia i limiti di una produzione evidentemente obbligata a restare bloccata in un certo minutaggio.

Tutta la narrazione che fino a quel momento funzionava viene letteralmente bombardata da situazioni frettolose, e alcune davvero troppo forzate e illogiche, lasciando davvero l’amaro in bocca per quello che si poteva davvero raccontare.

Commento finale

Toei e Akira Toriyama falliscono nel mantenere la loro promessa, proponendo un lungometraggio tecnicamente eccellente, ma fin troppo lacunoso dal punto di vista della sceneggiatura, con un taglia e cuci evidente che castra tutte le potenzialità narrative del film, con un finale dai tratti discutibili, pronto a lasciare l’amaro in bocca a tantissimi fan.

Alla fine Dragon Ball Super: Broly resta solo un piacevole intermezzo in attesa di un ritorno certissimo della serie animata, che sembra avere soprattutto l’incombenza di canonizzare quelle due o tre cosette all’interno dell’universo animato in vista di avventure future.



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