Dragon Quest XI – Recensione (PS4, PC)

Il ritorno di un grande classico. Ecco la nostra recensione di Dragon Quest XI!

 

 

  • Nome completo: Dragon Quest XI: Echi Di Un’Era Perduta
  • Piattaforme: PlayStation 4, PC, Nintendo 3DS (only Japan per ora), Nintendo Switch (TBA)
  • Producer: SQUARE ENIX
  • Developer: SQUARE ENIX, ORCA Inc, Akira Toriyama: BIRD STUDIO
  • Distribuzione: Digital, Retail
  • Data d’uscita: in occidente 4 settembre 2018 (PlayStation 4 e PC) Nintendo 3DS/Switch (TBA), In Giappone 9 luglio 2017 (PlayStation 4 e Nintendo 3DS), 4 settembre 2018 (PC), Nintendo Switch (TBA)
  • Genere: JRPG
  • Versione testata: PlayStation 4 (PAL)

Il classico dei classici ritorna dopo una estenuante attesa in occidente, quasi un anno dopo della sua controparte Nipponica. Dragon Quest è una delle saghe leggendarie del genere Jrpg, ha forgiato un vero e proprio modus operandi nel fare videogiochi di questo tipo negli anni ’80 lasciando in parziale eredità e fonte di ispirazione le proprie meccaniche a serie di grande successo come Final Fantasy.

Il punto a favore di questo brand in tutti i suoi capitoli è stata l’abilità di trasportare il giocatore in un mondo di gioco originalissimo dal punto di vista di design dato che tutti i capitoli della saga (undicesimo compreso) sono stati graficamente realizzati (artwork, character design, scenario e direzione artistica) dal maestro Akira Toriyama, autore di saghe leggendarie come Dragon Ball Arale.

Il mangaka ha da sempre curato personalmente ed attraverso il suo studio (Bird Studio) l’aspetto artistico/grafico dei titoli marchiati Dragon Quest sin dal primissimo. Il ruolo del Maestro Toriyama nella saga, ed anche in questo capitolo, e che andremo ad analizzare, è oramai un marchio di fabbrica: i mostri così goffi e simpatici, i protagonisti così tremendamente carismatici e le ambientazioni magistralmente coerenti sono stati il punto cardine dell’aspetto e dell’arte della saga, sin da quando questa veniva realizzata in pixel art. È innegabile quanto peso abbia questo ritorno all’interno dell’industria videoludica. Un peso confermato dal cuore del Jrpg tradizionale e di vecchia data come noi, che sente ancora il cuore pulsante nel petto quando impersonifica un personaggio.

Il veterano più giovane dei giovani

La saga di Yuji Horii ha oramai compiuto i suoi 28 anni, essa non è mai cambiata nel corso del tempo, ha sempre proposto uno stile di combattimento a turni sin dai suoi arbori, ha proposto un mondo libero ed ha dato da sempre una grandissima importanza alla curiosità del giocatore, incitando all’esplorazione.

Al contrario molti cugini di Dragon Quest, come il già citato Final Fantasy hanno voluto dare un’impronta molto più action Jrpg al tutto per cercare forse di “svecchiare” il brand, e questo è dovuto soprattutto al fatto che chi prende le redini in mano per i nuovi capitoli, non è più lo storico team (come accade per Dragon Quest) ma sviluppatori più giovani che hanno cercato di dare una propria visione di un determinato brand ed assieme ad esso hanno implementato nuove meccaniche che hanno svoltato i nuovi capitoli in prodotti totalmente nuovi.

In Dragon Quest XI questo non accade, esso mantiene tutto ciò che ha da sempre caratterizzato la saga, migliorando ciò che già bolliva in pentola da un po’, ma con un comparto grafico di tutto rispetto alimentato dall’ormai fedelissimo Unreal Engine 4, che Square Enix tanto ama ultimamente.

Se Dragon Quest vive di cliché (e credetemi dico cliché nella maniera più buona e positiva possibile) e contenuto, l’undicesimo capitolo eccelle in entrambi i casi, proponendo ancora una volta i canoni della serie, amplificato da un fattore nostalgia dato dalle meccaniche ed allo stesso tempo una spettacolarità dovuta all’adattamento del brand dell’ultima generazione di PC e console, facendo da ponte, tra oramai il riuscitissimo esperimento che fu Dragon Quest VIII (fino ad oggi miglior capitolo della saga) ed il futuro che inizia dal capitolo XI, riuscendo nonostante un approccio vecchio di 28 anni a risultare incredibilmente attuale, vivo, ed a rapire il giocatore più di quanto non lo avesse mai fatto prima, insomma Dragon Quest non ha mai voluto né sentito il bisogno di rinnovarsi, di certo non lo farà con l’undicesimo capitolo.

Una fiaba per veri prescelti

La trama di Dragon Quest XI è quanto di più classico e sempre evergreen ci può essere raccontato attraverso un videogames: vestiremo i panni del Lucente Salvatore del mondo che torna a nuova vita reincarnandosi in un bambino dal sangue blu con un misterioso emblema sulla sua mano sinistra; il mondo gode di una pace senza precedenti, da quando il Lucente sconfisse il male. Presto però il Signore delle tenebre ritorna per distruggere il prescelto e dominare indisturbato per ridurre tutti in schiavitù, così dopo l’assedio al castello, la principessa scappò con suo figlio, il Lucente, e si sacrificò per la sua vita.

Il pargolo venne ritrovato da un pescatore (in questa scena Toriyama fa anche un omaggio a Dragon Ball, riproponendo la stessa scene di quando Nonno Gohan trova Goku per la prima volta), egli lo crescerà fino al raggiungimento della maggiore età, nascondendogli le sue origini fino ad allora, e saremo noi a metterci in cammino per sapere quale sia il destino del nuovo Lucente, e dove ci porterà la nostra strada fatta anche di compagni, e valori da vero condottiero.

Il canovaccio di Dragon Quest XI si apre così, come la più bella delle fiabe, pronta solo per essere assaggiata e raccontata. Il mondo di gioco come detto prima è vasto ed incredibile ed i personaggi che ci affiancheranno saranno una sorpresa a tutto tondo.

A prima vista l’incipit della storia ci può sembrare banale, privo di qualsiasi innovazione narrativa, ma posso dirvi con assoluta certezza che non è assolutamente così, siamo rimasti letteralmente a bocca aperta attraverso colpi di scena narrativi tutt’altro che banali, ma soprattutto mai visti nei capitoli precedenti, e questo porta Dragon Quest XI: Echi Di Un’Era Perduta ad essere il miglior capitolo della serie, e ad essere incoronato come un mostro sacro del genere sotto qualsiasi punto di vista. Possiamo parlare quindi di un nuovo inizio? Di un nuovo capostipite? La nostra personale risposta è sì, e lo potrete provare voi stessi giocandolo, semplicemente una nuova riscoperta del genere Jrpg ed un nuovo splendore mai assopito, ma in questo caso nettamente superiore ad ogni altra controparte del genere in commercio.

Game design con non poche novità

Abbiamo detto che Dragon Quest XI è ancorato al classico, vero, ma ciò non esclude diverse novità graditissimo a livello di meccaniche e game design, prima tra tutti è la modalità “pimpante”, riscontrabile nei combattimenti, dove il personaggio del party ha un boost in statistiche e mosse peculiari come l’Escattacco di Erik e tanti altri.

Altra novità non da poco è il fatto che ogni personaggio può apprendere l’uso di diverse armi, ma sarà il giocatore attraverso la spesa dei punti acquisiti nella griglia delle abilità a specializzare ogni personaggio ad uno stile di combattimento consono alle proprie statistiche, modificandole a propria necessità.

Gli accampamenti sono stati una piacevolissima sorpresa: il fatto di trovarli nei posti più sperduti ci permette di riposare e medicare le nostre ferite mentre compiamo lunghi viaggi per l’overworld di gioco, inoltre una feature davvero divertente e comoda introdotta con essi (e che sostituirà il calderone introdotto con Dragon Quest VIII) è la Forgia Da Viaggio, grazie ad essa ci divertiremo a battere i nostri ingredienti con il martello in un minigioco per realizzare armature ed armi, e migliorare tramite le perle del perfezionamento ciò che già abbiamo (realizzato e/o acquistato).

L’incantesimo del teletrasporto appreso sin dalle prime ore di gioco che ci permette di fare un viaggio rapido in posti già visitati ed esplorati, e naturalmente le cavalcature, infatti, potremmo richiamare il nostro fidato destriero attraverso le campanelle ubicate nelle vicinanze dei luoghi di maggior interesse come città ed accampamenti.

A proposito di cavalcature, il level design dei dungeon ci permetterà di cavalcare in sella ad alcuni mostri e creature speciali per raggiungere parti del livello altrimenti non accessibili. Ultima novità ma non per importanza, i checkpoint di salvataggio non saranno solamente chiese e cattedrali situate nelle città, ma potremo trovare statue benedette negli accampamenti e monaci  sparsi nel mondo di gioco, che faranno appunto da checkpoint di salvataggio.

Un mondo magico che aspetta solo noi

Il mondo di gioco che caratterizza questo nuovo capitolo è vivo, tangibile coloratissimo e spettacolare. Quello che Square Enix, con l’aiuto di un artista come Toriyama ed un team come quello di ORCA Inc, ha saputo fare con l’Unreal Engine 4 è davvero un capolavoro. Mostri in pieno stile Toriyama, comici e goffi, protagonisti e personaggi ispirati e caratterizzati in maniera eccelsa dal papà di Dragon Ball, ed infine scenari mozzafiato che vi porteranno a ore ed ore di esplorazione per scoprire ogni anfratto di paesaggi naturalistici e città dall’architettura ed ispirazione artistica che solo da un capitolo simile possiamo aspettarci.

Insomma, tutto pare muoversi con una propria vita, dalle faune di mostri che popolano le distese verdeggianti alla popolazione cittadina che torna dalla chiesa seguendo una routine ben preciso, e dall’alternarsi del giorno e della notte che ci incanteranno con colori e luci incredibili, al compiere mille avventure con una colonna sonora incredibile composta dal compositore storico della serie il Maestro Koichi Sugiyama, che delizierà le nostre menti sognanti durante tutto il gioco.

Differenze tra Giappone e occidente

In terra Nipponica Dragon Quest XI è uscito per PlayStation 4 e Nintendo 3DS mentre in occidente per PlayStation 4 e PC nonostante sia prevista una versione futura per Nintendo Switch. In Giappone Dragon Quest XI non è doppiato, né nelle cinematiche che all’interno dei dialoghi in game, in occidente invece è completamente doppiato in inglese e sottotitolato in Italiano, inglese, Spagnolo, Francese e Tedesco, inoltre è impossibile disabilitare il doppiaggio inglese dalle impostazioni del gioco.

I menù nella versione occidentale appaiono sfarzosi e decorati, mentre in quella giapponese hanno preferito dargli un tono più classico ai vecchi canoni della saga, nonostante questo non è possibile né per noi cambiare lo stile dei menù di gioco, né per i possessori della versione giapponese.

Commento finale

Come già abbiamo affermato Dragon Quest XI: Echi Di Un’Era Perduta, rappresenta il punto massimo che la saga ha raggiunto, ed è il capitolo migliore sotto ogni punto di vista, sia tecnico che narrativo/artistico, nonostante mantenga gli schemi classici della saga. Il lavoro di Square Enix è stato magistrale e lo consigliamo caldamente agli appassionati ed a chiunque voglia farsi un giro tra l’epoca d’oro dei videogiochi di ruolo di matrice nipponica.

Lo stile di Toriyama rende fruibile il gioco a qualsiasi tipologia di fascia d’età, riuscendo ad incantare con il suo fascino inconfondibile ed una storia pensata per grandi e piccini. Dragon Quest XI rappresenta un punto di arrivo e di inizio per il Jrpg classico. Da qui in avanti, chiunque vorrà realizzare un Jrpg non potrà di certo non fare i conti con questo titolo, un must have che tutti dovrebbero giocare almeno una volta nella vita.

Dragon Quest XI

9.8

VOTO FINALE

9.8/10

Pros

  • Storia meravigliosa con un cast di personaggi incredibili
  • Colonna sonora da brividi
  • Character design e comparto artistico curato nei minimi dettagli
  • Un tuffo nell'epoca d'oro dei JRPG, ma senza compromessi
  • Il miglior capitolo della serie in assoluto

Cons

  • Livello di difficoltà basso, ma può essere modificato

Commenta questo articolo