Dragon Quest XI S: Echi di un’era perduta – il viaggio definitivo dell’Eroe

Dragon Quest XI arriva su Nintendo Switch nella sua versione definitiva. Ecco la nostra recensione!

  • Nome completoDragon Quest XI S: Echi di un’era perduta – Edizione definitiva
  • Piattaforme –Nintendo Switch
  • Publisher – Nintendo
  • Developer – Square Enix
  • Distribuzione –Digitale/Cartuccia
  • Data di uscita – 27 Settembre 2019
  • Genere – JRPG

Dragon Quest XI è tornato! Dopo averci accompagnato su Playstation 4 e 3DS (ma solo in Giappone), il JRPG di Square Enix torna nuovamente sotto i riflettori con una nuova edizione definitiva esclusiva per Nintendo Switch, intitolata Dragon Quest XI S: Echi di un’era perduta – Edizione definitiva.

Una versione del gioco attesa fin dai tempi dell’annuncio delle prime due release, figlia di una lunga gestione interna agli studi di Square Enix, che ha costretto lo studio di sviluppo a realizzare interamente lo sviluppo da zero per la console ibrida di Nintendo. I motivi, ironicamente non erano tanto per la complessità del gioco da trasporre sulla console, bensì legate al supporto dell’Unreal Engine 4 su Switch: la versione originaria per Playstation 4 utilizzava una versione meno recente dell’engine di Epic che sulla console ammiraglia della casa di Kyoto non era più supportato.

I motivi dunque di questo ritardo nell’arrivo del gioco su Nintendo Switch non sono da imporre alle capacità della macchina, e possiamo assicurarvi che dopo aver trascorso più di 40 ore in compagnia con la mastodontica opera di Square Enix, il lavoro svolto per trasporre l’opera da PS4 a Switch è assolutamente degno di encomio.

Più grande, più ambizioso. E’ davvero un capolavoro?

Di Dragon Quest XI abbiamo già parlato abbondantemente nella nostra recensione della versione Playstation 4 ai tempi dell’esordio, ma è doveroso spendere alcune parole sull’undicesima incarnazione della storica saga di Square Enix, nata nel lontano 1986, e da sempre ritenuta il classico fantasy dei videogiochi per eccellenza grazie al contributo di un grande artistica come Akira Toriyama, il papà di Dragon Ball.

Dragon Quest XI parte quindi dalle fondamenta della saga, proponendo un racconto dall’anima eternamente classica: il silenzioso protagonista di cui si vestono i panni scoprirà di essere l’Eroe, una nuova reincarnazione di colui che dovrà salvare nuovamente. La scelta di adottare un titolo come “Echi di un’era perduta” risiede proprio nelle capacità dell’Eroe, ovvero quello di poter viaggiare nel tempo e scoprire frammenti di un passato lontano che hanno storie da raccontare, e in questa versione Switch il concetto si estende anche oltre, sfociando a tutto tondo nel multiverso.

Perché si, questa versione Switch del JRPG non è una semplice conversione della produzione originale uscita su Playstation 4, bensì una vera e propria rebuild caratterizzata da importanti accorgimenti che avevano fatto molto storcere il naso soprattutto in Giappone: abbiamo l’introduzione delle musiche sinfoniche composte dal veterano Koichi Sugiyama, storico compositore della saga; un doppiaggio giapponese inedito non presente nella versione originale; una serie di racconti aggiuntivi dal sapore di vere e proprie espansioni che approfondiscono la storia dei coloratissimi compagni di viaggio del protagonista; l’integrazione della modalità 2D presente nella versione 3DS, che permette di vivere Dragon Quest XI in maniera completamente inedita e fedele radicalmente ai capitoli d’esordio della serie.



Come dicevamo però, il sottotitolo di questo gioco assume una forma ancora più concreta alla luce del tema dei viaggi nel tempo, poiché gli sviluppatori hanno sfruttato la modalità 2D non solo per replicare le atmosfere dei precedenti episodi della serie, ma anche per viverli. Questo è possibile grazie all’introduzione di una città inedita accessibile dopo diverse ore di gioco, in cui sarà possibile tre location storiche di ciascun capitolo della serie, da Dragon Quest I fino a Dragon Quest X.

All’interno di questi mondi il giocatore è invitato a completare delle quest per ricevere alcuni oggetti inediti, tuttavia l’accesso agli scenari sarà consentito solo attraverso l’inserimento di apposite password da cercare nel corso dell’avventura principale. Si tratta insomma, di un modo per arricchire ulteriormente il lungo viaggio del nostro Lucente protagonista.

Il pacchetto con cui Dragon Quest XI si presenta su Nintendo Switch ambisce a moltiplicare le già tante ore di gioco necessarie per raggiungere i titoli di coda, motivando anche quelli che saranno poi i contenuti endgame, come se non bastassero già i minigiochi presenti di base, e il Casino in cui sperperare tutti gli averi faticosamente ottenuti ammazzando mostri di ogni genere.

Un classico fino in fondo

Per quanto riguarda il resto, Dragon Quest XI S: Echi di un’era perduta – Edizione definitiva traspone in maniera fedele tutto quello che abbiamo visto nella build originale per Playstation 4. L’anima del titolo, come detto in apertura, è quella di un JRPG fedele alle tradizioni del passato, tuttavia presenta comunque dei sottili accorgimenti a quelle ferree regole che bastano a renderlo più appetibile a coloro che vogliono avvicinarsi per la prima volta al genere.

Tornano quindi i classici scontri a turni, e la gestione di un party variegato di volti che pur essendo stereotipati fino al midollo, tengono sempre alto l’interesse del giocatore grazie alla vivacità di una produzione che muove sapientemente le fila del racconto spaziando tra ironia di buon gusto, momenti più figli di qualche cliché tanto caro ai giapponesi, ma anche quel piglio drammatico insospettabile capace di capovolgere il clima armonioso del viaggio.

Dragon Quest alla fine è questo: una lunga favola senza troppe pretese, se non quella di raccontare un viaggio fantasy in cui si intrecciano tematiche di ogni genere, amore, amicizia, onore o fedeltà. Questi sono gli ingredienti di una saga che, pur vantando i suoi bassi nel corso della sua longeva storia, sta dimostrando di non voler abbandonare le basi che hanno fatto la sua fortuna, soprattutto in un paese come il Giappone, molto legato alla tradizione.



Tornando al sistema di combattimento, come dicevamo il prodotto si presenta molto classico nelle basi, tuttavia questa versione Switch cerca in qualche modo di proporre qualcosa di leggermente diverso, introducendo la possibilità di integrare nello schema degli scontri a turni la possibilità di muoversi liberamente sul campo di battaglia. Si tratta chiaramente di un contentino atto ad impreziosire la formula e accontentare coloro che ormai sono più abituati a contesti action (Final Fantasy XV per dirne uno), perché all’atto pratico il posizionamento in battaglia non influenza in alcun modo eventualità percentuali di danno, parata o schivata.

Si denota quindi la volontà da parte dello studio di proseguire ancora sui turni classici, ma come detto in qualche paragrafo precedente, si tratta comunque di un JRPG che tiene conto del periodo in cui arriva sul mercato, e come tale apporta delle sensibili modifiche alla struttura dei dungeon che snelliscono l’esperienza esplorativa rendendola meno frustrante, mentre il game over viene supportato dalla presenza di un sistema di autosalvataggio che cerca di limare eventuali backtracking in presenza di un salvataggio standard poco recente.

Anche la versione Switch poi ingloba al suo interno la modalità “Missione Estrema”, una difficoltà personalizzata che permette ai giocatori di impostare vari parametri per alzare ulteriormente il livello di sfida, manipolando alcuni elementi della struttura, rimuovendo alcune facilitazioni, e tanto altro.

I miracoli dell’Unreal Engine 4

Ma come se la cava davvero Dragon Quest XI su Nintendo Switch? Negli ultimi mesi la console ibrida di Nintendo ci ha viziato con dei porting di titoli Tripla A molto ben fatti, spesso figli di qualche compromesso tecnico, ma comunque solidi e con tutti i contenuti presenti nelle versioni per le altre piattaforme. Dragon Quest XI su Nintendo Switch si avvale di una versione aggiornata di Unreal Engine 4 rispetto alla versione Playstation 4, ma solo per una semplice questione logistica, poiché aspettarsi il medesimo comparto tecnico sarebbe stato alquanto impossibile visto l’hardware inferiore, eppure il lavoro di conversione è assolutamente lodevole, e siamo certi che del medesimo avviso saranno anche i ragazzi di Digital Foundry quando spolperanno il gioco dopo l’uscita.

Dragon Quest XI porta su Switch il medesimo mondo assaporato su Playstation 4, apportando alcuni ritocchi verso il basso che tendono a notarsi maggiormente in modalità portatile, dove il titolo gode di un maggiore aliasing. Diverso invece il discorso per la modalità dock, in cui risoluzione e framerate riescono quasi ad eguagliare i risultati raggiunti su Playstation 4. In tutto questo abbiamo ancora una solida gestione degli effetti di luce, con i personaggi modellati senza sacrificare alcun dettaglio visivo.

Il framerate in questo caso si attesta quasi sempre sui 30 fotogrammi, con qualche leggera incertezza nelle città più affollate, come Gondolia per esempio. Ma parliamo di piccoli momenti in cui il singhiozzo è quasi lecito considerando la mole di dettagli, personaggi che la console riesce a sorreggere. Siamo quindi pronti ad affermarlo senza timore: Dragon Quest XI si attesta tra le migliori conversioni per Nintendo Switch, seconda forse solo a Dragon Ball FighterZ.

Commento finale

Imponente e ambizioso. Dragon Quest XI S: Echi di un’era perduta arriva su Nintendo Switch in una forma quasi nuova, arricchita di novità contenutistiche che impreziosiscono la già solidissima offerta proposta dalla versione originariamente approdata su Playstation 4 e PC, sacrificando il minimo indispensabile dal punto di vista grafico per trasporre l’intera esperienza su una console meno potente sulla carta, ma galvanizzante quando si parla di portabilità. E Dragon Quest XI non solo si attesta tra i capitoli più riusciti della saga, ma è anche uno dei migliori JRPG su cui potranno contare da adesso i possessori di Nintendo Switch, con l’opportunità di goderselo comodamente anche sul proprio divano, lontano dalla TV.

Un gioco assolutamente imperdibile per tutti gli amanti del genere!



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VOTO FINALE

9.0/10

Pros

  • E' Dragon Quest
  • Meccaniche fedeli alla tradizione, ma meno rigide
  • Tantissimi nuovi contenuti
  • La modalità 2D farà la gioia dei nostalgici
  • Una conversione davvero eccellente

Cons

  • E' Dragon Quest

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