Fairy Fencer F: Advent Dark Force – Recensione (Switch)

Compile Heart porta il suo Fairy Fencer F: Advent Dark Force su Switch. Ecco la nostra recensione!

  • Nome completo: Fairy Fencer F: Advent Dark Force
  • Piattaforme: Nintendo Switch, PS4, PC
  • Producer: Compile Heart
  • Developer: Compile Heart
  • Distribuzione: Retail/Digital
  • Data d’uscita: 18 Gennaio
  • Genere: JRPG
  • Versione testata: Nintendo Switch

Compile Heart negli anni si è ritagliata una certa popolarità nel settore dei videogiochi giapponesi grazie alla sua serie Neptunia, fatta di sgargianti colori, umorismo, e un gameplay tutto sommato soddisfacente per chi apprezza il genere del gioco di ruolo “alla giapponese”.

Parallelamente però, nel 2013 lo sviluppatore portava su Playstation 3 un titolo tutto nuovo dal titolo Fairy Fencer F, un JRPG di quelli dimenticabili, condito da una storia a tratti imbarazzante, e una sceneggiatura costruita su delle artificiose forzature con l’intento di intrattenere quel pubblico che aveva apprezzato tutte le buone qualità proposte dalla serie Neptunia.

Il problema di queste produzioni provenienti dal sol levante spesso si riscontra in un livello qualitativo tendenzialmente basso; parliamo di prodotti sviluppati in archi di tempo mediamente brevi tra le varie release. Subentrano quindi delle esigenze di budget che si riflettono negativamente sulla qualità finale di questi prodotti, distribuiti come una catena di montaggio per accontentare i bulimici videogiocatori nipponici.

Nonostante le bocciatura della critica specializzata, soprattutto in occidente, nel 2016 Compile Heart ci riprova lanciando su Playstation 4 e PC una versione potenziata e aggiornata di Fairy Fencer F accompagnata dal sottotitolo Advent Dark Force.

Non parliamo di un semplice aggiornamento, ma di una vera e propria espansione che raddoppia il quantitativo di ore necessarie per raggiungere i titoli di coda, portando complessivamente la longevità a ben 60 ore. Un netto miglioramento insomma rispetto alla versione originale, restando tuttavia penalizzata da un comparto tecnico vecchio di qualche generazione e i medesimi problemi narrativi dell’originale.

Cogliendo l’occasione della presenza di Switch, che sta letteralmente spopolando in Giappone, Compile Heart ha deciso di lanciare una terza versione del suo Fairy Fencer, contestualizzandolo nell’ambito ibrido che contraddistingue l’ammiraglia di Nintendo. Sarà riuscito lo studio a realizzare una conversione adeguata per Switch? Scopritelo nella nostra recensione!

Fatine portatili

Fairy Fencer F: Advent Dark Force è ambientato in un mondo fantasy con elementi sci-fi. Molti secoli prima, due potenti divinità note come Dea della Luce ed il Dio del Male, si sono contese il dominio del mondo. Una battaglia dagli esiti quasi tragici per entrambe le parti, entrambe cadute in un sonno eterno a causa delle armi impiegate durante il conflitto: le potenti spade magiche denominate “Fury”.



Gli unici che possiedono la capacità di risvegliare queste possenti divinità, e quindi decidere le sorti del mondo, sono i Fencer, dei guerrieri prescelti in grado di brandire le Fury. Tra questi si ritroverà, suo malgrado, coinvolto anche Fang, un giovane scapestrato che entrerà in possesso di una di queste spade risvegliando Eryn, una fatina celata all’interno della lama. La ragazza però è priva di ricordi e con l’aiuto di Fang partirà per un viaggio alla ricerca delle memorie perdute, e nel frattempo cercherà di risvegliare una delle due divinità.

La differenza maggiore rispetto alla versione originale uscita su PS3 è caratterizzata dalla presenza di tre percorsi narrativi alternativi che muteranno l’andamento della storia in base a quale divinità di sceglierà di risvegliare. Un buon trucco quindi per allungare ulteriormente l’avventura introducendo un parco di nemici completamente inediti e una serie di personaggi aggiuntivi da reclutare nel party. Un pacchetto quindi piuttosto ricco.

Tra modernità e passato

Dal punto di vista del gameplay il titolo riprende le dinamiche piuttosto classiche di altri consanguinei: la narrazione avviene attraverso delle fasi in stile visual novel, intervallate da lunghi dialoghi tra i vari personaggi, spezzati di tanto in tanto dall’esplorazione dei dungeons sulla mappa del mondo. Una struttura tra modernità e passato pensata per mascherare soprattutto i limiti della produzione.

Le fasi esplorative, come già detto, vengono a loro volta relegate esclusivamente ai numerosi dungeons del gioco, nei quali il protagonista si muove tra risoluzione di enigmi piuttosto basilari e massacro indiscriminato di mostri sparsi in giro durante l’avanzamento della storia. Parliamo comunque di un titolo vecchio di una generazione, quindi circoscritto all’interno di precise limitazioni hardware, a loro volta penalizzate da una realizzazione degli scenari avara di una cura per i dettagli.

Un dungeon crawler vecchia maniera senza infamia e senza lode, dove il punto forte risiede proprio nelle meccaniche del combat system: un sistema a turni classico con la possibilità di muovere liberamente i membri del proprio party (fino a sei personaggi) e selezionare gli attacchi, con un raggio che varia in base al tipo di abilità. I personaggi inoltre hanno la possibilità di trasformarsi quando la barra tensione raggiungerà la carica massima grazie ai costanti attacchi sferrati nel corso delle battaglie.

Il sistema di combattimento è solido e divertente, ma non si rinnova in modo significativo, mentre il livello di sfida si rivela tendenzialmente basso, nonostante la presenza di tre distinti selettori di difficoltà, proprio a causa delle trasformazioni che tendono a potenziare significativamente tutte le statistiche, rompendo un bilanciamento che tutto sommato non sembra sia stato ricercatissimo da parte dello sviluppatore.

A rendere più frizzante l’esplorazione ci pensa poi una progressione basata sugli obiettivi, che potenzia le abilità passive e le statistiche base di ciascun membro del party in base alla risoluzione di piccole missioni specifiche.

Infine ogni personaggio potrà associare alla propria arma anche una seconda Fairy, la quale aggiungerà dei bonus ulteriori che giocheranno un ruolo centrale durante gli scontri più impegnativi. Le stesse Fairy sono a loro volta legate alla meccanica di risveglio delle due Divinità. Le Fairy potranno essere utilizzate per l’estrazione delle armi conficcate nel corpo delle due creature, e in base al Rank della spada, queste riceveranno una nuova abilità accrescendo il loro potere.

In base alla rimozione delle spade verranno decise anche le sorti della storia, che permetterà ai protagonisti di percorrere tre diverse trame. Tutto sommato a questo Fairy Fencer non gli si potrebbe dire nulla, è un JRPG con belle idee, ma i veri problemi risiedono proprio nella conversione del gioco su Switch.

Un comparto tecnico da dimenticare

La conversione su Nintendo Switch di Fairy Fencer F lascia parecchio perplessi, soprattutto considerando la piattaforma di origine del titolo, ovvero Playstation 3. Oltre ad un comparto grafico vicino all’insufficienza, con sfondi tendenzialmente spogli e modelli in 3D bruttini da vedere, questo porting sulla console ibrida perde i 60 fotogrammi al secondo presenti su Playstation 4 per lasciare spazio ad un codice ottimizzato molto male, con un framerate spesso sotto i 30 durante l’esplorazione dei dungeon e le battaglie. Questo vale per entrambe le modalità in cui è possibile giocare il titolo, portatile e TV.

A questo si aggiunge un bizzarro effetto sfocatura dell’immagine, poco bella da vedere soprattutto su TV. L’impatto non è dei migliori, e considerando le sue origini, è quasi agghiacciante vederlo girare così male su una piattaforma che ha saputo mostrare i muscoli con titoli molto più impegnativi in termini di consumo delle risorse hardware.

Un lavoro frettoloso, imperdonabile.

Commento finale

Fairy Fence F: Advent Dark Force ha qualche buona idea di fondo, ponendosi come una degna evoluzione della versione originale, ma alla fine rientra comunque in una lista infinita di produzioni già viste tante alte volte. Coloro che divorano JRPG a colazione, pranzo e cena probabilmente non disdegneranno anche questa avventura di Compile Heart, ma dovranno comunque fare i conti con una conversione frettolosa e inaccettabile.



6.5

VOTO FINALE

6.5/10

Pros

  • Il combat system è divertente
  • Contenuti triplicati rispetto alla versione originale
  • E' giocabile in portatile

Cons

  • Comparto grafico appena sufficiente
  • Conversione frettolosa e inaccettabile
  • Sceneggiatura a tratti imbarazzante

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