God Eater 3 – Recensione

CartoonMag scende in campo contro gli Aragami: ecco la nostra recensione di God Eater 3.

  • Nome completo – God Eater 3
  • Piattaforme Windows, PS4
  • Developer Marvelous First Studio
  • PublisherBandai Namco Entertainment
  • Distribuzione – Digitale, fisica
  • Data di uscita – 8 Febbraio 2019
  • Genere – Action RPG

A tre anni dal rilascio dell’espansione di God Eater 2, Rage Burst, Bandai Namco rilancia il brand con un nuovo capitolo in esclusiva Playstation 4 e PC. Arriva così, come un fulmine a ciel sereno, il tanto atteso terzo capitolo di una saga che, dal 2010, ha goduto di un discreto successo grazie soprattutto ad un supporto notevole attraverso la serie animata, pubblicata su VVVID, e un valido supporto fumettistico: un chiaro esempio di come si stia evolvendo il panorama videoludico, circondato da sostegni sempre più variegati.

Ma è tutto oro quel che luccica? Scopriamolo insieme.

La tragica tempesta di Cenere

Una storia avvincente dal solido background narrativo si manifesterà sin dai primi momenti di gioco: quello di God Eater 3 è un mondo distopico, pervaso dal caos e dalla distruzione. Misteriose molecole chiamate Oracle Cell devastano tutto ciò che incontrano sulla loro strada, dando vita ad un pericolo ben maggiore: i temibili Aragami. Mostruose creature dai tratti infernali, gli Aragami avranno come unico scopo quello di far collassare l’intero sistema. Saranno i nostri peggiori nemici, non tanto per la loro temibile forza quanto per il fatto che saremo gli unici a poterli respingere. Vestiremo infatti i panni di un God Eater Adattabile, un soldato addestrato sin dalla tenera età dalla spietata Organizzazione Gleipnir, che ci tratterà alla stregua di schiavi, rinchiudendoci in una prigione che sarà la nostra dimora nelle fasi iniziali del gioco. Il DNA del nostro alter ego sarà mescolato a quello di un Aragami tramite delle apposite iniezioni, una pratica disumana ed oltremodo dolorosa che però permetterà di maneggiare il supremo potere di un God Arc, una momentanea mutazione degli arti superiori che li trasformerà in una copia degli Aragami. Tale God Arc avrà poteri devastanti al pari dei nostri antagonisti, potendo così fronteggiarli ad armi pari e generando una fioca possibilità di sconvolgere le sorti dell’ormai decadente mondo di gioco. È in questo debilitante scenario che le vicende del gioco prendono forma.

Quando fare qualche passo indietro non è sbagliato

Il gameplay di God Eater 3 porta delle innovazioni alla classica formula Action RPG dei God Eater, innovazioni che tuttavia percorrono il normale processo evolutivo al contrario. In che senso? Le meccaniche di gioco sono notevolmente semplificate rispetto ai precedenti titoli, donando al corpus di gioco una conformazione puramente action ed abbandonando dunque la strada quasi strategica adottata dai suoi fratelli più grandi. È un bene? Decisamente, considerando che forse si tratta dell’unica nota positiva di un gioco che non riesce a stare al passo con le ultime innovazioni del settore Action RPG. Tuttavia, anche questa formula rinnovata presenta criticità varie. I controlli saranno assegnati ad azioni di volta in volta differenti, rendendo il processo di familiarizzazione al gameplay cosa assai ardua, soprattutto per i neofiti del genere. Vi ritroverete dunque ad utilizzare azioni differenti con lo stesso tasto, talvolta confondendovi e generando risultati non voluti. L’utilizzo del God Arc semplifica notevolmente il livello di sfida già spaventosamente basso, rendendo le varie scene di combattimento – numerose ma ripetitive – monotone e prive di quell’adrenalina derivante dalla paura di non farcela, di perdere. Il Game Over sarà, dunque, utopia lontana.

Il party sarà formato da un massimo di quattro persone (incluso il nostro personaggio) e sarà possibile anche affidarsi ai server per ottenere varietà maggiore grazie a meccaniche di ibridazione multiplayer online. Sarà proprio con il party che si potrà dare vita a vere e proprie catene, definite dall’utilizzo di un potere speciale che permetterà di compiere azioni in contemporanea sfruttando abilità che sarà possibile scegliere dal Terminale di gioco prima di ogni missione.



Dal punto di vista scenografico, i combattimenti sono un’opera di puro istrionismo: animazioni eccessive, effetti su schermo esagerati e telecamera che si sposta lateralmente senza apparente motivo. Sarà arduo capire cosa stia effettivamente accadendo sul campo di battaglia. Un vero peccato.

Di nuovo? Sto forse vivendo un déjà-vu?

Ripetitivo, tediante, noioso. È difficile trovare nuovi aggettivi per rimarcare l’incredibile monotonia del gioco, tallone d’Achille dell’intera produzione. Gli stessi scenari sembrano essere riciclati, riutilizzati allo sfinimento e mascherati abilmente (e nemmeno tanto) dall’utilizzo di texture magari diversificate. Funziona? Decisamente no. Il gioco consiste nell’accettare missioni, svolgerle e ritirare la ricompensa. Fin qui, nulla di anomalo, se non fosse che le missioni sono sempre le stesse – scendi sul campo di battaglia, parla con i tuoi alleati, ripulisci la zona degli Aragami, arraffa più item drop possibili e torna alla base. Tutto qua.

Localizzazione in italiano

Altro tasto dolente che va ad aggiungersi ad una produzione scadente è la localizzazione in italiano. Per tutta la durata della sessione di gioco verrete investiti da continui errori sintattici, traduzioni molto casuali e per nulla corrette – e talvolta eccessive ed inutili – che renderanno la comprensione molto deficitaria soprattutto nella fase iniziale dei tutorial, momento cruciale nella vita di ogni player che va ad approcciarsi ad un gioco per la prima volta. Si poteva fare di meglio.

Scarsa coesione gioco-giocatore

Un problema che ha da sempre afflitto giochi del genere è il mutismo del personaggio. La totale mancanza di dialogo tra quest’ultimo e gli alleati rende il protagonista un non-protagonista, una comparsa, un’apparizione fugace. Non riuscirete ad instaurare nulla tra voi e il vostro alter ego.

Giunti alla fine della recensione è chiaro che God Eater 3 non è un gioco al passo coi tempi, per nulla innovativo ed anzi ripetitivo allo sfinimento. E allora perché comprarlo? Innanzitutto, una premessa: non acquistatelo a prezzo pieno. Il costo richiesto dal publisher non rispetta minimamente gli standard di un prodotto odierno e per il mercato home console.

God Eater 3 è un gioco da acquistare quantomeno a metà prezzo: non è per screditare nessuno, ma effettivamente non è comparabile ad un odierno Tripla A, di conseguenza non lo è nemmeno nel prezzo.

Detto questo, il gioco vanta comunque una storia molto avvincente. Se riuscirete a superare la prima noiosissima metà verrete colti da continui colpi di scena e da narrazioni profonde e sorprendentemente prive di cliché.

Anche la personalizzazione delle armi è ricca e completa, con la possibilità di cambiare outfit e di personalizzare, nelle fasi iniziali, l’aspetto del personaggio.
La conduzione artistica è delle migliori, con una colonna sonora ad alta incidenza e delle scene di intermezzo fatte ad hoc per suscitare intense emozioni.



Commento finale

God Eater 3 non è un gioco che vale la pena comprare al lancio, rappresentando anzi un passo indietro nel genere degli Action RPG. La storia, ben narrata e ricca di colpi di scena, resta uno dei pochi aspetti positivi di una produzione che poteva fare di meglio e di più. Il gameplay, molto semplificato, permette un’immersione totale senza preoccupazioni di sorta, poiché basso è il livello di sfida. Un gioco per gli appassionati della serie che tuttavia non rappresenta alcun vanto per la line-up di Bandai Namco, facilmente accantonabile.

God Eater 3

5.8

VOTO FINALE

5.8/10

Pros

  • Gameplay semplificato rispetto i precedenti titoli della saga
  • Storia avvincente e ben narrata
  • Ottima conduzione artistica con colonne sonore degne di note

Cons

  • Ripetitivo e noioso
  • Tecnicamente complesso e poco ottimizzato
  • Pessima localizzazione italiana
  • Prezzo al lancio eccessivo

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