“Il Salvatore” di Tamara Deroma: recensione/commento di Barbara Tirso

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Tamara Deroma

Il Salvatore

Premetto che questa non è una vera e propria recensione, perché non sono un critico e non ho le conoscenze per permettermi di giudicare lo scritto di un’altra persona. Sono un normalissimo lettore, come la maggior parte della gente, e proprio come loro quando leggo, voglio estraniarmi da questo mondo, voglio sognare e viaggiare con la fantasia. Come dice l’autrice nella prefazione, perfetta e molto chiara, è un’avventura da vivere per sognare e io ho sognato! Questo romanzo, degno successore dei primi due, fa sognare!

La prima cosa che mi colpì di più di Tamara Deroma è stato il suo modo di scrivere schietto, diretto, brutale. Tanto che dico sempre che “scrive come un uomo”. Ho notato la differenza dagli altri stili letterari propriamente detti, pressoché subito e ovviamente non mi sono messa a pensare “Ma perché scrive così?” anzi mi sono lasciata trasportare da questo “immedesimarsi nei personaggi”. Sì, è vero è scritto in terza persona, poteva scegliere di scriverlo in prima o in forma di epistole, insomma, i soliti generi che conosciamo da secoli! Ma lei riesce a diventare la voce dei personaggi, e ovviamente non intendo il loro parlato tra virgolette. É come se ogni personaggio ci descrivesse l’azione dal suo punto di vista, ma lei è e resta lo scrittore, lasciando una sottilissima linea che divide la narrazione vera e propria da quel che pensano o fanno i personaggi. Forse è ora di ampliare le regole letterarie! O forse esiste già, perché durante la lettura sembra quasi di vedere un film.

In questo libro facciamo la conoscenza di nuovi personaggi, tanti, veramente tanti da gestire. É impressionante come si possa creare una trama così fitta e allo stesso tempo, semplice da leggere. Io stessa immaginavo di dover prendere carta e penna fin dalle prime righe, almeno per rispolverare il “come si scrive il nome di ogni demone”, ma al XV capitolo mi son fermata certa che la sfilza di nuovi personaggi fosse finita. No, al contrario, l’autrice riesce a continuare fino all’ultimo capitolo, lasciandoti col fiato sospeso fino all’ultima riga. I nomi come sempre non sono semplici. Lo so che c’è chi si scervella nel cercare testimonianze storiche, soprattutto sui nomi dei demoni, ma trovo che sia inutile… Tutti i nomi che conosciamo, sono stati inventati a un certo punto della storia umana, quindi sono tutti finti, pura immaginazione degli autori nei secoli dei secoli.

S’incastrano nuovi pezzi del puzzle e quindi si viene a conoscenza di molti segreti nati fin dal primo libro “I 7 Demoni Reggenti”, si chiariscono avvenimenti del secondo, “Il Portale Oscuro”, ma questo terzo, “Il Salvatore” è del tutto godibile come storia a sé. Certo, se si sono letti i primi due, tanti avvenimenti vengono immediatamente individuati, molti collegamenti capiti al volo, ma chi non ha letto i primi due libri avrà delle belle sorpresine, messe lì, in serbo per tutti, anche perché è spiegato molto bene il fatto originario, quindi non si perdono parti salienti. Niente è come sembra, nulla è dato per scontato e tanto meno lasciato al caso.

Sì, è vero, uno potrebbe dire “mi piace” o “non mi piace”, ma lo trovo troppo riduttivo. Un romanzo è pura fantasia, lo dice il nome stesso. Non si può sparare a zero su ogni cosa che si legge solo perché non soddisfa i propri interessi o le proprie aspettative, perché è la storia di un’altra persona, che ha lavorato sodo per arrivare alla pubblicazione del suo libro, che sia questo che sto commentando, o quello di un altro scrittore. Trovo che ci vada rispetto per quello che si legge, perché è solo l’autore che sa come s’incastreranno tutti i pezzi, che sa gli avvenimenti futuri, ed è ovvio che non voglia bruciare le tappe tutte e subito! A ragion veduta se si sa di leggere una saga. Bisogna aspettare, non c’è nulla da fare!
Penso sempre che chi ha poco rispetto per le altrui opere, che siano scritte bene o male, invece di infierire debba scriversi da solo il romanzo che vuole e lo faccia andare avanti a suo piacimento, invece di scervellarsi sul perché un altro autore abbia intrecciato la trama “in quel modo”, o perché scriva in quel modo. Se un libro non mi piace, in genere, lo finisco, per rispetto verso l’autore e i soldi spesi per comprarlo, e poi finisce nel dimenticatoio, non lo leggerò mai più. Ma non per questo mi permetterei mai di essere così maleducata da andare in giro a dire quanto sia stato brutto o altro, solo perché a me non è piaciuto! A qualcun altro piacerà e magari lo rileggerà.

Dopo questa piccola premessa veniamo alle parti salienti de “Il Salvatore” che ho amato di più. Non è un riassunto, ma vi avverto che da qui in avanti è tutto uno SPOILER, quindi se non lo avete ancora letto, o avete appena iniziato e non amate le anticipazioni, evitate di leggere oltre. Se invece, come me, amate bruciarvi il finale, leggete pure!

ATTENZIONE SPOILER

Come detto sopra, quando si leggono i libri di Tamara Deroma, sembra di guardare un film. Il tutto avviene come in una pellicola cinematografica, e proprio come il sequel di un film si riparte da un antefatto in cui l’autrice ha focalizzato la situazione principale, ovvero la potenza del Salvatore, per poi rientrare nella normalità.

La bella sorpresa è stata che il primo capitolo, vede subito l’entrata in scena di un nuovo personaggio, Kiza. Questo personaggio, per quanto minore mi è piaciuto subito. Metterlo all’inizio mi ha spiazzata, perché non mi aspettavo che fosse una guerriera degli inferi in missione, finché ripensa alle sue ferite, che certamente avrebbero ucciso un mortale. All’inizio uno crede che sia una cacciatrice del luogo, il Congo, che conosce tanto bene il suo ambiente da captarne ogni segnale di diversità, è per questo che mi ha ricordato Neytiri di Avatar quando si è inchinata, ha spostato le figlie dal terreno e ha appoggiato la mano a terra per ascoltarla. Poi si scopre che è un diavolo e “Diavolo!!!” ho dovuto rileggermi il paragrafo per accertarmene!! Per me è un personaggio tosto, per quanto la sua parte sia stata minima era tanto ambiziosa da voler prendere il posto di Urìel, l’Avarizia, a modo suo: astuto, subdolo e altamente pericoloso, visto che non era per nulla amata dalle “First Ladies” dell’Inferno, Ajhyieenna, Judith e Lene, rispettivamente, la Lussuria, la Superbia e la Gola. La detestavano come solo un demone con un suo simile può fare e non sorprende che Ajhyieenna non si sia scomposta più di tanto alla sua morte. Non la adorava, anzi, è l’anonimato con cui se n’è andata ad averla colpita, piuttosto.
In questo capitolo c’è una parola che ho adorato subito… TERMINANDOLA!!! Esprime appieno il concetto di devastazione ottenuto, dal quale Kiza si è salvata per miracolo.

Subito dopo ci ritroviamo a Bologna per fare la conoscenza di Daniel. Lo so che molti storcono il naso quando leggono nomi stranieri su libri italiani o ambientati in Italia. Io non mi son fatta questo problema, conosco un sacco di persone italianissime con nomi stranieri. Quindi non mi ha disturbata affatto, anche perché come detto sopra è una scelta non mia e non sta a me commentarla.
Insonne e insoddisfatto del suo lavoro di assicuratore, sogna di fare il fotografo. Daniel per me è un cretino, avventato, pazzo e troppo frettoloso, tanto da non capire nemmeno i suoi limiti o quel che voglia realmente. Da quando incontra i Peccati Capitali è ossessionato dal fascino del Male. Odia la sua vita quotidiana, è stanco di fare l’assicuratore, e ora che ha trovato qualcosa che gli fa battere il cuore è determinato a non lasciarlo andare. Non si cura dei rischi, non si cura del pericolo, della sua scelta sbagliata. Pare, però, che abbia pagato molto cara la sua leggerezza. Trovarsi davanti a Zorah non è stata la sua fortuna, né la sua occasione per ottenere ciò che voleva. Ma sarà morto? Purtroppo per lui di sicuro non se l’è vista bella, ma allo stesso tempo perché tanta preparazione? Per poi farlo morire alla prima missione? Io me lo aspetto nel seguito, se poi non sarà così, me ne farò una ragione (pensandola cinicamente come farebbe Ajhyieenna) … però diciamocelo, mitiche le “ascelle pezzate”!!

La cosa che mi è piaciuta molto, continuando a leggere è stato ricordare Adele. Chi ha letto il “Portale Oscuro” se ne fa subito un’idea, chi non lo ha letto può capire molto dalla sua descrizione. Ormai anima dannata soffrirà per l’eternità, dopo la sua scelta di aiutare i nemici di Dio. Per chi l’ha conosciuta, un po’ rattrista ma allo stesso tempo fa inorgoglire il sesso femminile, o meglio le madri forti in quanto tali. Ricordarla è stato un vero e proprio gesto di rispetto. É stato anche un colpo di genio letterario per introdurre Ajhyieenna, Judith e per ricordare Koròs.
Ajhyieenna, è tornata pienamente nel suo ruolo di demone: crudele, viziosa, capricciosa, affascinante, ma anche umana. Qualche minimo strascico della vita passata l’accompagna nei ricordi, anche se Rayiin, capoclan nonché l’Accidia, aveva detto che sarebbe stata una cosa passeggera!
Judith e Lene sono le più umane, benché il lato oscuro le abbia comunque contaminate, non solo nell’aspetto ma soprattutto nel carattere e nelle azioni. Hanno sicuramente molti vuoti da colmare. Non potevo aspettarmi diversamente, dato che entrambe sono “Fresche d’Inferno”. Lene, secondo me, è quella che è maturata di più, anche perché Judith lo era già da umana. Si vergogna ancora un po’ e arrossisce, ma è molto più decisa, inizia a farsi valere. Complice anche la scelta (forzata) di divenire un Demone Reggente, Lene è cresciuta, ha dovuto farlo e ora ne sta pagando le conseguenze. Nel descriverla, c’è una frase che mi ha colpita, la frase più bella, forse in tutto il libro a pag 136: “Laggiù, Lene stava versando ciò che rimaneva delle sue lacrime”. L’ho subito annotata, non ho potuto farne a meno.

Qui i 7 protagonisti sono nel loro habitat più che nei libri precedenti e finalmente indossano i “loro” abiti. Plasmate sul peccato che le rappresenta, ogni divisa è particolare, ognuna ha il suo colore simbolo, ma tutte vivono di vita propria, riparandosi e pulendosi. Quella che mi è restata più in mente è la divisa verde di Urìel, squarciata e grondante sangue violaceo dal petto del suo corpo semioscurato e del suo futuro coinquilino!
L’amore che unisce il clan è molto forte, lo si percepisce alla veglia funebre dell’Avarizia, e in seguito ogni volta che affrontano Lucifero e ogni volta che i restanti 5 accettano i comandi incondizionati di Rayiin.
Si possono finalmente vedere i Peccati in tutta la loro terrificate realtà di diavoli. Il capitolo su come hanno preso il “Flesh and Bones” fa completamente ricredere sui “buoni” del romanzo. Il terrore puro provato dalla povera famiglia genovese fa accapponare la pelle. L’avessi letto di sera da sola in casa, forse avrei avuto un po’ di paura anch’io!

Altro momento di terrore tangibile è quando il Maresciallo Conti e l’Ispettore Moore si rendono conto del “ritorno” dei 7. Certo, non se lo aspettavano e ricordare gli avvenimenti di 6 anni prima quasi li inchioda alle rispettive sedie. Ma è proprio questa paura che li sprona a mettere tutti se stessi nelle indagini. Li adoro! Conti sa sempre di papà premuroso e Moore mi fa ridere con il suo sguardo acquoso. Mi ricorda Molder di X File versione sciatta. I 7 sono cattivi e mettono anche paura!! É questo contrasto che rende unica la trama!

Tra i nuovi personaggi ci sono diavoli di terza lega, guerriere demoniache, angeli, umani e il nuovo Capo del Gran Consiglio Demoniaco, Holeemh, un altro personaggio particolare, così diverso da Gujrhah, è vittima delle angherie di Shell, l’Invidia. Se sapesse che i 7 avevano votato per la sua eliminazione forse si sarebbe già dileguato, ma sono sicura che si accorgeranno che è stato molto utile, perché ha dalla sua il fatto di essere intelligente e fedele. É una figura che mi piace, anche la proboscide. É un demone interessante, sempre pronto a scoprire tutto di tutto, a volte mi dà l’impressione di sapere più di quel che fa vedere e di sicuro ha già capito tutto fra Venusta e Aìnt, l’Ira. Il modo in cui si divertono Shell e Rayiin nel tormentarlo fa ridere di gusto, soprattutto quando Rayiin è impreparato alla battuta di Shell e tira fuori uno “Stronzo!” che non sta né in cielo né in terra e a quanto pare nemmeno all’Inferno! E anche la battuta di Shell su “Biancaneve e i 7 nani” non è da meno!!!

Venusta è un altro personaggio femminile forte. Capo della vigilanza della fossa dei dannati “sezione est” è il superiore di demoni di più bassa lega come Aryzmh, Kalemi e lo scomparso Kirh’Yiatem. Purtroppo però è innamorata di Aìnt e su questo lato si fa mettere i “piedi in testa”. Ma chissà che non sia proprio l’amore a rendere più forti i demoni? Mah, chissà! Ho pensato che anche lei potrebbe essere un buon candidato al posto vacante dell’Avarizia. Dei suoi sottoposti si scopre in seguito che Kirh’Yiatem è il malcapitato del preludio e si oscura sotto gli occhi degli altri due senza riuscire a portare il messaggio dell’arrivo del “Salvatore”, che vedremo chiamarsi Zorah. Sicuramente Aryzmh ha fatto male a farsi convincere da Kalemi e entrambi se ne pentiranno, tra le punizioni di Venusta prima, e alla fine oscurati da Kuomi e Judith, nel combattimento finale in cui Ajhyieenna oscurerà un altro demone di bassa lega, Aniki. É chiaro come all’inferno le opinioni siano condizionate dal terrore che aleggia nell’aria, Arizmh forse non avrebbe sbagliato a parlare con i 7, ma lo stolto e fifone Kalemi gli fa passare subito la voglia illustrandogli il peggior scenario possibile.

Kuomi invece è un angelo. Mi piace, sembra sapere tante cose e la sua somiglianza con Thorstòr potrebbe essere un piano di Dio per aggirare i sette, come dicono loro stessi. Gli assomiglia ma è diverso, e non deve essere un caso, in più è intervenuto, mentre Tarimha stava per essere oscurata ed è stata così risparmiata. Di sicuro c’è tutto un piano dietro, di Dio o di altri, non lo so, ma deve avere a che fare con il fatto che Rayiin ha fatto un patto con l’Altissimo.

La morte di Urìel è tosta da digerire. Per prima cosa uno non se lo aspetta, non ora che il clan ha raggiunto il perfetto equilibrio. Inoltre l’attacco non è pressoché annunciato fin quando non si capisce che era quell’angelo di Poitrhi e gli altri Benefattori a tirare dardi dorati. E dire che c’è un capitolo intero su Poitrhi, e qualcosa doveva combinare! Poi c’è da considerare l’impotenza, di nuovo, di Aìnt. Chi sa come muore Koròs, sa anche che è la seconda volta che per “colpa di Aìnt” muore uno dei 7. “Colpa sua” è un po’ pesante, ma se non fosse sempre così attaccabrighe non avrebbero abbassato le difese e non si sarebbero fatti beccare a “mutande calate dai Benefattori!”. Tuttavia non sarebbe l’Ira, che può essere molto contagiosa, anche su uno riflessivo come Urìel. Poverino! Molto probabilmente, Aìnt non se lo perdonerà mai e si sentirà in colpa, forse, per sempre. Era il suo migliore amico e la promessa che gli ha fatto prima di morire è sacra. Proteggere Lene. Beh, mi pare che l’abbia fatto! Ha rischiato di morire per salvarla in occasione dell’agguato al Valentino. Aìnt sembra sempre più legato a lei.

Cosa dire dell’altro angelo Tarimha, il consigliere di Dio? É un personaggio controverso, come tanti se ne trovano durante il racconto. Angeli peccatori per aver relazioni non consentite con i demoni, perché portano rancore o vogliono vendicarsi. Lei ama la sorella Rachele, ma ne è in continua competizione. La vede perfetta, incorruttibile, mentre lei è piena di rancore. Si accorgerà del suo profondo affetto solo dopo averla persa. Con lei, finalmente si ha un seguito agli avvenimenti precedenti. Tarimha vuole vendicare la cara amica Ligherya primo amore di Rayiin che è morta tra le sue braccia per aiutarlo, subendo così la Morte Eterna. Nei suoi pensieri l’autrice richiama Kefren in missione nel Purgatorio nel primo libro. Come dicevamo prima, tutto collima, i tasselli pian piano s’incastrano.

Quel che mi fa arrabbiare di Tarimha e in generale penso che sia poi il presupposto di tutto il libro, la morale della favola insomma, è che danno per scontato di essere nel giusto, peggio ancora, in questo caso: “tanto poi saranno perdonati da Dio”. Troppo facile fare quel che si vuole per poi pentirsi ed essere perdonati! Inoltre Tarimha lo fa più che altro per vendetta! Anche qui credo che si rimanga stupiti perché Dio non perdona tanto facilmente, un po’ come nel vecchio testamento.
Zorah, il Salvatore, è convinto di essere suo figlio, magari lo è, anche se per quel che mi riguarda potrebbe essere un esperimento fallito della “R. & R.” che ha preso coscienza alla fine del secondo libro; ma anche lui parte dal presupposto di avere ragione, di essere nel giusto, tanto cosa contano quegli esseri tanto amati da Dio nel Purgatorio? Sono solo “vittime sacrificali” “perdite accettabili” “sacrifici indispensabili”. E così in tutti e tre i regni. Ok l’Inferno è un caso a parte perché per antonomasia un diavolo è crudele, quelli inferiori possono essere schiacciati come niente da quelli più forti, stessa sorte possono subire gli esseri umani, tanto i diavoli non hanno morale e tanto meno rimorsi (dove vogliono loro però!!).
Le nostre forze dell’ordine non sono da meno. A parte Conti e Moore che cercano di proteggere più persone possibili, non credo sia la stessa cosa che vogliono i superiori di Moore e tanto meno tutti quelli che si avvalgono della “R. & R.” e l’associazione stessa. Già il solo fatto che stiano studiando i resti dei demoni trovati nei libri precedenti, ne è una conferma! Inoltre si viene a sapere che le spoglie mortali dei Peccati sono custodite nell’Area 51.
Peggio che mai gli Angeli! Mi sono arrabbiata tantissimo quando il medico che voleva aiutare Urìel è morto, sì lo ha ucciso un diavolo, ok, ma tutti gli angeli che erano lì intorno potevano fare qualcosa, anche solo bloccarlo! No, tanto a loro cosa importa di un misero mortale e di tutti gli altri presenti? Tanto buoni, amorevoli e predicatori di pace e poi fanno morire un povero passante, solo per le loro estremiste convinzioni! É veramente sottile la linea che divide il Bene dal Male, in questo libro!
Tarimha, comunque, ha ancora tanto odio da sbollire. E, infatti, sembra se la stia prendendo con Judith, soprattutto nell’attimo in cui l’ha vista vicino a Rayiin.

Altri nuovi arrivi sono gli amici del già citato Daniel. Max, Cristina e Carlo.
Max e Cristina sono quelli che mi fanno più pena, sono schiavi del passato. Certo chi ha letto i primi due libri, appena legge di Alex il sistemista, sta sul chi vive … è lui, è Accidia… per il lettore novello è una sorpresa, ma il tutto viene spiegato quindi non si cade dalle nuvole. Il ritrovamento dei tre nel locale genovese di Aldo, il “Flesh and Bones”, è comunque toccante per chi lo sa già! Rivedere Alex è stato uno shock: Max è incazzato forte, e Cristina è un’illusa perenne, anzi tutti e due. Judith fa tenerezza perché è giustamente gelosa, ma sa controllarsi molto più di quanto non avrebbe fatto Ajhyieenna. La scena non è solo ben descritta, ma crea anche un certo pathos, perché il primo a notarli, ad analizzarli, è Daniel, e il lettore non si aspetta la reazione di Max, e poi quella della povera Cristina. E tanto meno si aspetta la reazione cattiva e spaventosa di Rayiin/Alex e di Shell. Questo passaggio credo che sia un punto fondamentale. É qui che Daniel viene catturato dal fascino del male.
A questo punto voglio spezzare una lancia a favore dell’autrice. Ripetere quanto siano affascinanti i 7 a mio parere non è solamente voluto, ma con il suo modo di scrivere si capisce chiaramente che ogni volta che vengono citati nella scena, in forma umana e non, affascinano il malcapitato di turno e il lettore. Il fascino del male è tremendo, lo descrive bene anche Moore quando parla con Conti: serve a farci cadere in trappola, ad ingannarci. Poveri mortali, povero Daniel. Se sopravvive, sono sicura che lo ucciderà Carlo.
Appunto, Carlo. Prima lo odi, poi forse inizi ad amarlo, spero sarà utile al mitico Maresciallo Conti e all’ispettore Moore.

Il padrone del “Flesh and Bones”, Aldo Cortellesi, mi è sembrato un bambino puro e semplice quando ha spifferato tutto a Conti e Moore. D’altronde che altro avrebbe potuto fare? Sfido chiunque a far diversamente. Cavoli però era sempre dietro alla porta ad origliare? Ma almeno è stato utile! Dopo tutto quel macello, ovviamente non si poteva che insabbiare l’accaduto.

Invece la “R. & R.”, capitanata da Cornelio Borromini, si scopre essere l’organizzazione che aveva aiutato Don Agostino nel rapimento di Ajhyieenna.
Cornelio Borromini, mi sa di viscido, mi fa accapponare la pelle e Carlo lo ha fiutato per bene. Poi mi piacerebbe sapere come pensavano di fermare Zorah quei 4 Rambo da strapazzo nell’ultimo capitolo. Qui si fa la conoscenza di alcuni uomini dell’organizzazione, tra cui Micene, il veggente, che metterà in serio pericolo Daniel a fine libro.

Zorah lo vedo come un bambino appena nato, che non sa distinguere il bene dal male e con un enorme potere fra le mani. Mi fa pensare che se non ci fosse mai stato il famoso “peccato originale” forse tutti noi saremmo così! Fa quasi pena ma spero che il suo crescente affezionarsi ad Aurora, anche se inconsapevole, lo aiuti in qualche modo nel 4° libro. Aurora è molto speciale, chissà come reagirebbero gli altri nel sapere che è la figlia di Thorstòr? Anzi la prima cosa che mi son chiesta è stata “Cosa ci fa questa qui?” ho come l’impressione che centri la “R. & R.”, ma mi tocca aspettare per capirci qualcosa di più!
L’arrivo di Zorah in Paradiso è disarmante, come niente uccide e si fa largo pur di parlare a Dio. Vede Rachele come un’infedele perché ha combattuto con i 7 contro gli altri angeli, non esita a mettere K.O. l’Arcangelo Gabriele e si oppone anche a Dio. Mi domando se sia realmente il suo secondogenito o puro caos come dice Dio stesso.
Il colpo di scena è il corpo di Urìel nelle stanze di Rachele. Sono rimasta sconcertata, così come lo è rimasta Tarimha, e poi ho pensato che c’era stato un bel po’ da aspettare dopo il funerale. Rayiin era vago e lo stesso Lucifero non sa tutta la storia, o comunque il finale. E ancora non lo sappiamo noi! In più c’è ancora da capire quanto Lucifero ne sappia di Zorah, dopo aver saputo che è il “Salvatore”. Si sarà fatto un’idea più precisa collegandolo, all’esame della terra africana che gli hanno portato precedentemente Shell e Rayiin. Inoltre in quel frangente hanno fatto tardi e Urìel è morto. Avranno discusso d’altro?

Rayiin è sicuramente coraggioso, è l’unico che riesca a tenere testa a Lucifero, e a quanto pare anche a Dio, in fondo è riuscito nel suo intento! Ostinato per forza di cose, è il capoclan e deve dimostrarlo ogni volta e una volta ancora. È la prima regola negli inferi e credo che la conosca meglio di tutti, inoltre non credo voglia perdere il rapporto che ha con il “Capo”. Per quanto ne abbia paura loro si conoscono dalla prima rivolta contro Dio, è stato lui a seguirlo di sua iniziativa e incondizionatamente. Penso che sapendo cosa può fare Dio, abbia tentato l’ultima strada possibile! Non so se Dio gli voglia tendere una trappola, in fondo gli chiede chiaro e tondo se si sia già voluto arrendere, come per dargli un’imbeccata. Sembra, più che altro, che abbia un piano e che lo abbia condiviso con Rayiin a patto di essere aiutato e in cambio resuscitare Urìel! Qui potrei ricollegarmi al discorso di Kuomi, che a tutti i costi ha voluto parlare di Lucifero in termini vaghi: parteciperà, non parteciperà, solo lui e Dio possono fermare Zorah ecc… ha messo una bella pulce nell’orecchio dei 6! Ma se è vero che Dio tutto vede, magari anche le parole di Kuomi faranno parte del piano da ricollegare al patto con Rayiin. Un bel rompicapo, non c’è che dire!

Lucifero di per sé è semplicemente terrificante, sia nella descrizione sia nelle azioni. Fanno impressione, le sue ossa esterne che si muovono e vibrano diversamente a seconda dell’umore. Credo che abbia capito molto bene contro cosa i rimanenti 6 si debbano battere, eppure preferisce torturare Rayiin e negargli il suo appoggio pur di venire a sapere quale ricompensa debba a Dio. Potrebbe anche essere una prova, per vedere quanto forti siano i suoi “Figli Prediletti”!! Anche qui si dovrà aspettare il seguito.

I combattimenti sono sempre eccitanti e coinvolgenti, vivi e concreti. Le due grosse battaglie a Genova e a Torino sono cruente, spaventose, tanto più per il fatto che si mescolano tutte e tre le specie e gli umani devono praticamente combattere l’ignoto! Niente e nessuno viene risparmiato, morti e feriti in tutte le fazioni, Ajhyieenna viene quasi oscurata a Genova. A Torino rischiano molto di più, e la deflagrazione coinvolge uno dei posti più belli della città, il Valentino. L’ammirazione di Ajhyieenna per Torino mentre è sul muretto della fontana, sembra proprio quella dell’autrice, o quella di chiunque sappia apprezzarla veramente e vada oltre il caos delle automobili e dei mezzi pesanti.
Cosa importante delle battaglie, è che tutti “gli immortali” hanno combattuto apertamente, visibili ad occhio umano, in un certo senso avvicinando il nostro mondo agli altri due, risvegliandolo dal placido tran tran quotidiano e magari facendo riflettere un po’ di più i malcapitati sopravvissuti.

Molto importanti nelle descrizioni fatte, sono i luoghi reali e i sentimenti. Il Valentino, la fontana dei 12 mesi, Corso Massimo D’Azeglio sono diventati i protagonisti della distruzione nell’immaginario dell’autrice. I personaggi hanno avuto tutti il loro momento di gloria, soprattutto quelli principali, e netta è la distinzione tra servire chi temi e servire chi ami. A giudicare da come si comportano le cerchie inferiori da entrambi i lati non dev’essere facile, perché non c’è un giusto compromesso, o si obbedisce o si muore. E così i Benefattori pensano di essere nel giusto, i diavoli scappano dagli inferi per rifarsi una vita sulla Terra, e molti angeli tendono a preferire addirittura dei demoni. Nulla è così lindo e cristallino come sembra o così sporco e oscuro come vorrebbe far sembrare.

Molto belle sono state le due scene sensuali tra Shell e Ajhyieenna, Rayiin e Judith. Per nulla commerciali, hanno reso quel che una donna vorrebbe realmente da un rapporto con l’uomo che ama. In effetti, mi ero fatta un appunto su come Ajhyieenna si era fatta “perdonare” da Shell, ma è giusto che sia così! Se il puro male riesce ad amare deve farlo alla grande!
Anche per Rayiin e Judith, è scaturito tutto da un litigio, questa volta era lui a doversi far perdonare, ma ovviamente essendo Judith meno forte di Ajhyieenna, è lei quella che ha dovuto cedere. Secondo me la scelta di una descrizione più sensuale che sessuale è molto accattivante, sono i sensi quelli da appagare e trovo sia giusto descrivere quelli che non l’atto in sé.

Il finale è forte in tutti i sensi. Lascia un po’ l’amaro in bocca, fa dire “Nooo” ma apre nuove domande, le cui risposte spero tanto siano nel 4° libro. Io sono di quelli che si bruciano il finale, ovvero, la prima cosa che leggo in un libro è l’ultimissima pagina, fosse anche di una riga soltanto, e durante la lettura mi scervello per capire cosa succederà. Avevo anche pensato che Daniel potesse diventare il nuovo Demone Reggente dell’Avarizia, ma a quanto pare mi toccherà aspettare per avere le risposte!

Tutto questo per dire quanto mi è piaciuto questo libro!

Barbara Tirso

httpv://youtu.be/E6rj9ZTVL0Y

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