Journey To The Savage Planet: una demenenzialità spaziale esplosiva

Journey To The Savage Planet è la commedia spaziale che non ti aspetti. Ecco la nostra recensione!

  • Nome completo –Journey To The Savage Planet
  • Piattaforme –  PS4, Xbox One, PC
  • Developer –  Typhoon Studios
  • Publisher – 505 Games
  • Distribuzione – Digitale/Retail
  • Data di uscita – 29 gennaio 2020
  • Genere – Adventure/Metroidvania

Annunciato per la prima volta ai The Game Awards 2018, Journey To The Savage Planet, opera prima del nuovo studio canadese Typhoon Studios, ha impiegato un po’ per farsi riconoscere in un mercato che lo scorso anno è stato decisamente affollato.

Tornato in scena un po’ a sorpresa grazie al passaparola scatenato dalla stampa dopo le prime prove, Journey To The Savage Planet è infine giunto sul mercato in un mese, quello di gennaio, in cui non ha dovuto confrontarsi con particolari rivali.

Tra posticipi e rinvii, il meglio di questa prima parte dell’annata videoludica è rimandata al mese di Marzo e Aprile. Così facendo l’opera di Typhoon ha avuto modo di ritagliarsi la sua giusta fetta di spazio, rivelandosi per altro una sorpresa inaspettata sotto tanti punti di vista.

Noi abbiamo trascorso una settimana in compagnia di Journey To The Savage Planet grazie al codice fornitoci dal publisher e siamo finalmente pronti a tirare le somme su questa avventura. Ecco la nostra recensione!

L’ultima frontiera da raggiungere, nulla è come sembra

Il primo impatto con Journey To The Savage Planet potrebbe creare non poca confusione nell’aspirante acquirente del gioco. Il titolo infatti sembra apparentemente condividere alcune similitudini con tutta quella miriade di survival lì fuori, con una strizzatina d’occhio apparente anche a No Man’s Sky. Nulla di tutto questo è più sbagliato, perché la creatura partorita dai creativi di Typhoon Studios è concepita per ammiccare ad un genere radicalmente diverso da quello dei servival, e che stiamo notando essere tornato prepotentemente alla ribalta già da qualche tempo, ovvero quello dei metroidvania.

Nei panni di un pioniere spaziale ai confini dell’universo, che ha deciso di coltivare e mettere in pratica il sogno di partire alla volta dell’esplorazione di nuovi pianeti per conto della Kindred Aerospace – gestita dallo sconclusionatissimo CEO Martin Tweed – l’obiettivo del giocatore sarà sostanzialmente quello di sopravvivere su un pianeta ostile dopo un fortunato atterraggio, nel tentativo di trovare del carburante per ripartire e tornare a casa.

Su queste premesse, così seriose e quasi drammatiche, emerge invece una realtà completamente differente: guai a prendersi sul serio, perché si rischia di rimanere molto delusi e incapaci di apprezzare ogni briciolo della follia che anima questa produzione.

Condito da una verve ironica e demenziale di prima categoria, basta veramente poco per innamorarsi di Journey To The Savage Planet, a metà tra una puntata di Futurama e Mick and Morty che sembra quasi voler parodizzare il genere stesso da cui apparentemente sembra attingere.

Vogliamo comunque toglierci immediatamente il sassolino dalla scarpa è mettere le cose in chiaro: in termini prettamente narrativi l’opera è assolutamente dimenticabile, ma è proprio grazie al suo spirito ironico che riesce a controbilanciare perfettamente delle lacune in cui lo studio non ha voluto investire parte delle risorse per concentrarsi nello sviluppo di un mondo di gioco bello da vedere, ma soprattutto da vivere e da esplorare.

Tutto il cuore dell’avventura, che ribadiamo non essere affatto un No Man’s Sky, è quello di conquistare i giocatori attraverso la flora e la fauna di un solo pianeta, su cui predomina una gigantesca torre, così grande da celarsi addirittura oltre le nuvole.

Cosa si nasconde in cima? Questo è il mistero che animerà le scorrazzate in giro del giocatore, mentre si destreggia tra le analisi della fauna per collezionare delle carte con i ritratti dei divertentissimi mostriciattoli, passando per l’ottenimento di utili strumenti e potenziamenti necessari per superare gli ostacoli dell’avventura.

Una lunga scalata



La volontà di esplorare e cercare ogni segreto nascosto sul pianeta viene motivata da un level design molto aderente a quello dei metroidvania in 3D, con elementi platforming ed enigmi ambientali che possono essere superati solo avendo determinati potenziamenti, come il fidato rampino (su cui si fonda tutta la verticalità dei biomi) o il jetpack.

Grazie alla presenza di un valido scanner è possibile analizzare l’ambiente circostante per collezionare informazioni su ogni pianta e creatura che popola il pianeta, ma si tratta anche di uno strumento utile a scovare risorse preziose da investire nei potenziamenti.

Questo ci permette di aprire anche altre parenti molto interessanti legati all’aspetto ludico della produzione, come la gestione della morte, che non corrisponde ad un vero e proprio game over, bensì al respawn, con le risorse precedentemente accumulate lasciate sul luogo in cui è avvenuta la morte. Questo spinge automaticamente il giocatore a tornare nel punto in cui è morto per recuperare tutti gli oggetti accumulati durante l’esplorazione, in maniera del tutto simile alla serie di Dark Souls, con la nave a fungere da hub centrale per lo sviluppo dei potenziamenti e di eventuali progetti necessari per progredire nell’avventura.

A livello di difficoltà il titolo può risultare discretamente impegnativo a seconda di come lo si voglia approcciare, magari avendo o meno determinati potenziamenti. I boss che si affronteranno nel corso dell’avventura cercheranno di mettere a dura prova le abilità del giocatore, ma le arene a cui sono circoscritti tendono a renderli facilmente aggirabili con il minimo ingegno.

Come se non bastasse poi, Journey To The Savage Planet nel suo scheletro prettamente single player riesce ad introdurre anche una modalità co-op per due giocatori. Una modalità integrata senza far leva su particolari meccaniche ma che permette di vivere tutta la demenzialità con un punto di vista in più capace di garantire davvero grasse risate.

Schiaffeggiare dei tenerissimi polli e vederli esplodere in una mattanza di sangue verde rientra in quella lista di momenti talmente sopra le righe che una partita condivisa con amico a Journey To The Savage Planet è quanto mai necessaria.



La formula adottata da Typhoon Studios per confezionare questa produzione convince anche sul fronte della longevità, che può sforare anche il tetto delle 15 ore se si cerca di scovare ogni segreto nascosto su questo coloratissimo e pazzo mondo.

Si potrebbero comunque evidenziare alcune critiche nei confronti delle battute finali dell’avventura, che riguardano in particolare l’impatto quasi nullo nell’ottenimento di certi potenziamenti, integrati forse per allungare di qualche ora la progressione.

Grezzo, bello ma un po’ impreciso

Dal punto di vista squisitamente tecnico Journey To The Savage Planet è una produzione con evidenti limiti di budget, e non sorprende neanche la volontà di proporre il titolo sugli scaffali ad un prezzo budget di 29,99 Euro, ma gli artisti dello hanno compensato puntando sulla validità di una direzione artistica accattivante e ricca di colori, con cui si delineano i meravigliosi panorami del pianeta ARY-26.

Ciò non cambie che siano presenti comunque delle limitazioni, il sistema di shooting per esempio è l’aspetto meno riuscito in assoluto della produzione: è grezzo e poco preciso, ma purtroppo le fasi da FPS in qualche modo si ritagliano un proprio spazio nella produzione e diventano inevitabili, soprattutto contro i già citati boss. Ed è proprio quando lo shooting diventa centrale che Journey To The Savage Planet compie due passi avanti e tre indietro. Una grande occasione mancata.

Commento finale

Colorato, folle e spassoso. A grandi linee queste sono le migliori definizioni per riassumere in poche battutte Journey To The Savage Planet, una produzione passata quasi inosservata, ma dal grande potenziale. I ragazzi di Typhoon Studios confezionano una piccola avventura single player tutta da gustare, in cui gli amanti dell’esplorazione e del genere metroidvania avranno pane per i loro denti. Una confezione stimolante proposta ad un prezzo molto ammiccante che consigliamo caldamente a tutti gli aspiranti pionieri spaziali.



Journey To The Savage Planet

7.8

VOTO FINALE

7.8/10

Pros

  • Si ride tantissimo
  • ARY-26 è un pianeta vibrante e colorato
  • Biomi variegati e un level design verticale mozzafiato
  • La co-op online è un semplice orpello, ma promette grande divertimento
  • Elementi metroidvania ben integrati nell'esperienza nell'avventura

Cons

  • Resta comunque una produzione che deve confrontarsi con un budget ridotto
  • Le fasi shooting sono la parte meno riuscita del gioco
  • Storia non particolarmente originale

Commenta questo articolo