Metro Exodus – Recensione (PS4, XOne, PC)

Si torna nella gelida Russia. Ecco la nostra recensione di Metro Exodus!

  • Nome completo – Metro Exodus
  • Piattaforme – PS4, Xbox One, PC
  • Developer – 4A Games
  • Publisher – THQ Nordic
  • Distribuzione – Disco/Digitale
  • Data di uscita –15 Febbraio 2019
  • Genere – FPS/Survival horror
  • Versione Testata – Xbox One

Esattamente 9 anni fa si affacciava sul mercato dei videogiochi una delle sorprese più eclatanti di quel periodo, Metro 2033.

Cupo, ansiogeno e affascinante. Questi erano gli elementi cardine dello shooter horror di 4A Games, diretta trasposizione di del primo di una saga di romanzi russi scritti da Dmitry Glukhovsky che prendevano piede in un futuro alternativo dove una guerra nucleare ha costretto il popolo della Russia, e in particolare la città di Mosca, a vivere all’interno del gigantesco circuito metropolitano, mentre sulla superficie le radiazioni hanno generato mostruose creature, libere di proliferare.

Dopo un primo capitolo che ben conciliava la sua natura da sparatutto in prima persona con quella di un survival horror, tre anni dopo è stato il turno di Metro: Last Light, che abbandonava parzialmente la sua impronta orrorifica in favore di una componente action più marcata ma ben vincolata alle sue rudimentali meccaniche survival.

Nel corso degli ultimi anni la serie si è delineata una certa identità non proprio accomunabile a quella di altri titoli sul mercato. Dal canto suo Metro è quello che forse più si avvicina a S.T.A.L.K.E.R.: Shadow of Chernobyl, dato che tra le fila del team ucraino si trovano proprio alcuni ex-sviluppatori di GSC Game World.

L’arrivo di Metro Exodus, terzo capitolo della saga, giunge sul mercato a distanza di ben sei anni dal Last Light, in un periodo nel quale il genere dei survival horror sta letteralmente rifiorendo. Per 4A Games la sfida rappresentata da Exodus è quella di rendere appetibile una serie che potrebbe non ritrovare il favore di pubblico abituato ad un genere ormai inflazionato.

Noi abbiamo trascorso quasi 30 ore in compagnia di Metro Exodus, e siamo finalmente qui per dirvi se la serie merita di avere ancora voce in capitolo. Ecco la nostra recensione!

Il viaggio di Artyom fuori dalla Metro

Metro Exodus è un titolo che tendenzialmente ha intenzione di rompere con il passato, spezzare parte di quei legami che hanno reso la serie affascinante con i primi due capitoli, ovvero i cunicoli sotterranei di Mosca.

Con questo terzo atto della storia, il viaggio di Artyom prende le distanze da Mosca, la città iconica dei romanzi di Dmitry Glukhovsky, e l’ambizione del suo protagonista di scoprire cosa si cela realmente fuori dalle oscure galleria della metro cresce con quella dello sviluppatore nel voler rinnovare la sua formula da shooter survival.

Ecco quindi che Metro Exodus si svincola dalle catene della città abbracciando il sogno tanto inseguito dal suo protagonista, abbandonando la linearità in favore di una direzione più votata all’open world. ma comunque pensata per funzionare a scatola chiusa. Un ripensamento che ci ha piacevolmente colpiti, nonostante qualche  incertezza di fondo dettata dalla poca esperienza dello studio ucraino nel campo di giochi meno vincolati alla narrazione e di conseguenza, più aperti.



Pur cercando di essere il più spoiler free possibili, diciamo che la storia di Exodus inizia dopo gli avvenimenti di Last Light, con Artyom ormai sposato con Anna, ma che coltiva costantemente il desiderio di andare in superficie, oltre i confini di Mosca, per scoprire se c’è davvero vita fuori dalle gallerie della Metro.

Un sogno che si rivelerà presto realtà, con un colpo di scena già nelle prime ore introduttive che capovolgerà tutte quelle verità che gli uomini di alto rango della metro hanno sempre cercato di inculcare ai suoi abitanti. Fuori Mosca c’è vita, e la realtà è ben diversa da quella a cui tutti hanno sempre creduto per oltre 20 anni delle loro vite.

Motivato da una serie di eventi a scoprire cosa si cela oltre le porte di Mosca, Artyom, insieme a sua moglie Anna, Miller e gli altri Spartan del gruppo, si ritroveranno a viaggiare per l’intera Russia alla scoperta di un mondo consumato dalle radiazioni dove i sopravvissuti hanno forgiato le proprie regole: c’è chi abbandona la speranza rifugiandosi dietro ad un culto religioso di folli, chi invece persegue la via del bandito pronto a tutto per salvarsi la pellaccia, oppure nel caso peggiore di tutti, il totale cedimento agli istinti primordiali dovuti all’assenza di cibo.

Metro Exodus coltiva ogni possibile stilema di un potenziale scenario post-apocalittico, ma gli aggiunge un carattere a modo suo unico, merito anche di location affascinanti che nel corso del viaggio affronteranno alcune delle stagioni più dure dell’anno: dal glaciale inverno russo, passando per l’estenuante caldo primaverile che tanto vuole fare il verso a Mad Max (le coste del Caspio se la giocano con la Wasteland australiana di Miller).

Aperto, ma non troppo

Come detto in un paragrafo più in alto, la struttura dei livelli adottata dagli sviluppatori abbandona quella lineare classica per lasciare spazio a mappe tendenzialmente più aperte, popolate da punti di riferimento che permettono di seguire gli incarichi principali della storia e quelli secondari offerti dai vari NPC incontrati nel corso dell’avventura.

Non parliamo di un vero e proprio open world, ma la maggior libertà concessa al giocatore si riflette in più contenuti da scovare in giro: segreti, collezionabili, risorse da accumulare per il crafting e potenziamenti utili. Grazie alla sua sensibile apertura anche quelle raffinatezze survival introdotte nei due prequel qui rivestono un ruolo ancora più preponderante, e l’esplorazione fidelizza l’utente premiando le sue spedizioni nelle strutture che costellano la mappa (equivalenti di un dungeon).

Pulire la maschera sarà fondamentale, avere un filtro sarà vitale per superare determinate zone in cui le radiazioni sono più alte, ma importante è anche la raccolta delle varie risorse sparse in giro per creare munizioni, medikit, bombe e altro ancora.

Le meccaniche ben rodate del passato ben si sposano al nuovo percorso intrapreso dallo studio, mentre persistono invece alcune superficialità che la serie sembra volersi a tutti i costi portare dietro anche con questo episodio.

Ci stiamo riferendo ovviamente al suo sistema di shooting, ancora grezzo e impreciso, mentre la tendenza a proporre fasi stealth viene ancora una volta meno nel momento in cui l’intelligenza artificiale si comporta come una rimbambita. Nonostante vi siano delle chiare predisposizioni alla furtività, il gioco si contraddice da solo calcolando il posizionamento dei nemici in modo sbagliato. In più il senso di sfida viene a mancare quando basta spegnere le luci per trasformare i nemici in carne da macello per il nostro coltello.

E’ un gran peccato se teniamo in considerazione le tante finezze estetiche e di gameplay pensate dallo sviluppatore, tra cui spicca l’enorme cura nella gestione delle armi: tutte interamente personalizzabili da cima a fondo.



Anche la decisione di realizzare una mappa interattiva fin troppo realistica tende a creare alcuni grattacapi importanti. Essa infatti non offre alcuna interazione, e si limita ad inserire dei punti di riferimento da raggiungere, ma toccherà poi al giocatore tenere mentalmente traccia in cosa consiste quel determinato incarico. Nonostante gli indicatori, manca tutto un menù dedicato all’ordine delle quest accettate. Una lacuna non da poco, forse figlia di quelle già citate ingenuità da parte di un team che fino ad oggi non ha mai lavorato nel campo di giochi free roaming e open world.

Come prevedibile inoltre, l’apertura del level design e lo smistamento degli incarichi secondari ha appesantito il ritmo narrativo, meno scandito per ovvie ragioni, tuttavia vi è una chiara volontà da parte dello sviluppatore di non abbandonare del tutto il focus sulla storia. Si hanno quindi momenti dove la narrazione prende il sopravvento, il gioco si chiude a riccio, e la trama avanza in maniera scorrevole, altri invece dove la dispersività prevale. E’ un tipo di approccio che abbiamo apprezzato con qualche riserva, perché traspare l’azzardo di rischiare, ma poi sembra voler tornare sui propri passi dimostrando qualche insicurezza.

Il gioco inoltre motiva alla rigiocabilità tenendo fede alla tradizione della serie: vi è un doppio finale, uno positivo e l’altro dagli esiti decisamente meno entusiastici.

La Russia post-atomica è un posto bellissimo, più o meno

Parlando del comparto prettamente tecnico, Metro Exodus vanta una realizzazione estetica di altissimo livello, favorita da una realizzazione delle location che ben delineano la contaminazione del paesaggio da parte delle radiazioni. Ma quello che davvero colpisce è la qualità degli effetti a schermo, con un ciclo giorno e notte che oltre ad influenzare il comportamento dei mostri e i banditi, crea anche degli ostacoli concreti all’esplorazione del giocatore. L’incessante pioggia battente sulla maschera, le armi che si inceppano trascorrendo troppo tempo nell’acqua, sono solo alcune delle tante altre diramazioni prettamente estetiche dettate dall’interazione tra il giocatore e tutto il mondo selvaggio circostante.

Al contempo si ha la sensazione che il mastodontico engine grafico sia fin troppo pesante per le attuali console standard, da qui sorge quindi un compresso tecnico legato alla qualità dei modelli dei personaggi, con animazioni del volto molto ancorate alla passata generazione e in generale un parco animazioni legnoso.

Il comparto tecnico di Exodus alterna momenti eccellenti ad altri decisamente poco esalanti dovuti alla presenza di bug in grosse quantità, e tempo di caricamenti piuttosto lunghi al momento dell’accesso nelle zone esplorabili.

Commento finale

Metro Exodus prova a svecchiare finalmente in modo concreto la serie, dimostrandosi coraggioso ad osare, ma in alcuni momenti la libertà sembra tarpargli le ali, con gli sviluppatori decisamente più a loro agio quando la struttura si concede all’avanzamento lineare. I tempi narrativi vengono dilatati da una dispersività che però concede al gameplay una maggiore profondità e più in generale, un senso di appagamento superiore a quello dei capitoli precedenti grazie a tante finezze verso cui risulta difficile puntare il dito. L’ultima fatica di 4A Games vive di tante luci e ombre che tuttavia riescono ancora a tenere alto il valore narrativo e “giocoso” della serie, pur senza spiccare il volo come vorrebbe.



Metro Exodus

8

VOTO FINALE

8.0/10

Pros

  • La storia resta di alto livello
  • Elementi survival più marcati ma meglio amalgamati alla struttura aperta
  • Esperienza di gioco più personalizzabile
  • L'esplorazione premia sempre il giocatore
  • Comparto grafico notevole...

Cons

  • ...ma alcuni compromessi sono evidenti
  • Molti bug minano la stabilità
  • il ritmo della storia sente il peso della libertà
  • Shooting e stealth restano ancora deboli

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