Oculus Quest: il fascino della VR senza fili

Oculus Quest porta tutta la magia della realtà virtuale in un dispositivo senza fili. Ecco la nostra recensione!

La realtà virtuale negli ultimi anni è diventa quel piccolo grande sogno di tantissimi appassionati di videogiochi e, Oculus prima ancora di essere acquisita da Facebook, si è fatta portabandiera di una tecnologia che sulla carta avrebbe potuto rivoluzionare il mondo dell’intrattenimento digitale.

Dati alla mano, così effettivamente non è stato, ma questo non cambia comunque che altri esponenti del settore si siano fatti avanti, basti vedere Sony con il suo Playstation VR, oppure HTC Vive.

Oculus dal canto suo ha sempre cercato di proporre esperienze immersive con i suoi visori, con vari aggiornamenti ed esperimenti hardware che però erano parzialmente penalizzati dalla necessità di essere sempre collegati ad un PC per funzionare, fatta eccezione per Oculus GO, primo vero esperimento nel campo della VR senza fili.



L’ultima new entry nella famiglia dell’azienda di Facebook porta il nome di Oculus Quest, e per quanto ci riguarda, rappresenta probabilmente un passo avanti importante a livello di interazione con l’utente finale, poiché rappresenta una svolta a lungo desiderata: niente vincoli al PC, e soprattutto nessun cavo, tutto l’hardware viene condensato all’interno del visore per offrire agli utenti esperienze ludiche o multimediali in perfetta mobilità senza dipendere da dispositivi esterni.

Grazie all’azienda abbiamo avuto il piacere di provare Oculus Quest per una lunga e intensa settimana di stress test, e possiamo finalmente parlarne, per la prima volta, anche sulle pagine di CartoonMag in maniera più esplicativa.

Il fascino della VR senza fili

A differenza di Oculus GO, che si poneva come una variante ancora sperimentale e limitata negli utilizzi, con Quest l’azienda cerca di dare una sensibile svolta alle potenzialità della realtà virtuale, dando la possibilità, a chi ne usufruisce, di portarla con sé e viverla ovunque voglia.

Per fare questo l’azienda si è affidata sostanzialmente allo sviluppo di un dispositivo mobile integrato all’interno del casco: Oculus Quest opera infatti su una versione pesantemente modificata di Android chiamato Oculus OS, e si avvale di un processore Qualcomm Snapdragon 835, poco meno potente dell’attuale 855, il SoC prediletto dagli smartphone top di gamma. Il dispositivo è stato lanciato lo scorso 21 Maggio sul mercato al prezzo di 449 euro, ed è possibile scegliere tra due varianti: quella da 64 GB o 128 GB.

Oculus Quest quindi funziona in maniera autonoma, tuttavia per la prima configurazione sarà necessario disporre di un cellulare Android o iOS per installare l’app dedicata di Oculus, necessaria per impostare  tutti i parametri per l’utilizzo del casco. Inoltre, l’applicazione su smartphone permette di tenere d’occhio le notifiche, ma anche di controllare lo store da cui acquistare le applicazioni che verranno poi scaricate sul visore.

Per quanto riguarda il sistema di controllo Quest eredita dal “fratello” Oculus Rift gli Oculus Touch, i quali garantiscono un comfort estremamente piacevole, ma soprattutto godono di sensori molto precisi durante l’utilizzo della VR, ma di questo ne parleremo in un paragrafo più avanti.

Una volta terminata la configurazione del visore, ad ogni suo utilizzo sarà necessario impostare i limiti, divisi in due tipologie: Roomscale, che permette di delineare i limiti utilizzando uno spray virtuale;  poi abbiamo la modalità Stationary, la quale crea un limite automatico in base al posizionamento della persona, rivelandosi sicuramente più utile durante  le sessioni di relax dedicate alla visione dei film.

Casco alla testa, il visore si articola in maniera indipendente con una home dedicata che ricrea una stanza virtuale da cui è possibile accedere alla libreria delle applicazioni, il browser per la navigazione sul web (comodo quanto basta), le impostazioni per regolare vari aspetti del visore, e infine il classico store da cui scaricare manualmente le applicazioni.



Oculus Quest inoltre preme molto sulla necessità di essere connessi alla rete, e nonostante siano presenti molte applicazioni e giochi che non richiedono un collegamento, buona parte delle sue funzioni legate alla navigazione necessitano inevitabilmente di una rete stabile. La scelta quindi di accoppiare il cellulare allo smartphone non è del tutto casuale, poiché connettendo il visore allo smartphone via bluetooth è possibile sfruttare la rete dati della propria SIM, rendendo così fruibile tutte le funzionalità proposte da Quest anche fuori casa.

Tornando per un momento sulla parte esterna del visore, questo presenta tutto il necessario per essere impiegato in mobilità, grazie alla presenza di un tasto di accensione, un jack per le cuffie, un regolatore per le lenti, e anche un tasto per regolare il volume.

Anche in termini ergonomia, il peso di 570 grammi non influisce in maniera negativa sull’utilizzo, ciò che invece potrebbe limitarne l’impiego è l’effettiva durata della sua batteria, che non supera le 2 ore di autonomia. Una scelta senza dubbio curiosa, forse giustificata dal fatto che si tratta di una tecnologia che va assimilata a piccole dosi, anche perché in generale le esperienze di gioco si muovono all’interno di una finestra di durata e impiego che difficilmente sforano i 15/30 minuti.

Tra videogiochi e cinema

L’applicazione VR di Netflix vi trasporterà in un salotto del tutto originale, in cui sarà possibile visionare film e serie TV su un grande schermo

Appurato che Oculus Quest rappresenta probabilmente il fiore all’occhiello di una tecnologia che al momento vive in una nicchia di mercato tutta sua (occhio a definirla morta per ora), è giunto il momento di parlare dell’esperienza pratica che il visore propone per intrattenere chi decide di indossarlo.

Il punto di forza di questo caso risiede nel 6DoF – 6 Degree of Freedom, ovvero la presenza di quattro sensori all’interno del casco che permettono di impiegarlo senza collegarne altri esternamente (Playstation VR per esempio richiede la telecamera). Se sulla carta questa scelta un po’ spaventava, dopo diversi giorni passati in compagnia del visore non possiamo che lodarne le ottima qualità. Al netto di qualche bug, il visore riesce ad interfacciarsi con l’ambiente in pochi secondi attraverso le fonti di luce, mentre gli Oculus Touch offrono un feedback estremamente positivo in termini di utilizzo, con una latenza talmente minima da risultare impercettibile.

Un grande vantaggio che permette all’utente di non alienarsi del tutto, sono gli sporadici avvertimenti che possono presentarsi sullo schermo nel caso si sia superato il limite designato in fase di accensione, con i sensori che passeranno dalla modalità VR  a quella reale per mostrarci tutta la zona circostante. Un modo insomma per tutelare l’utente, non tanto nell’ambito casalingo, ma soprattutto in quello on the road.

In termini di intrattenimento, abbiamo testato diversi titoli in questi giorni che sfruttano in maniera sensibile il visore, tra i quali spiccano Beat Saber e MISSION: ISS.

Il primo è già diventato piuttosto famoso, essendo sostanzialmente un rhythm game in cui bisogna colpire dei cubi colorati aderenti ai colori delle due spade laser. Le due spade vengono simulate attraverso i movimenti del giocatore con Oculus Touch, con una precisione, come già detto, stupefacente. Nel nostro caso, durante la prova non abbiamo accusato alcun problema di motion sickness, mentre con titoli più complessi come MISSION: ISS, la situazione diventa decisamente più articolata.

Musica e adrenalina. Beat Saber rientra tra i titoli più divertenti che abbiamo provato su Oculus Quest

Il gioco infatti è un simulatore che permette di vivere l’assenza di gravità all’interno di una base spaziale, con la possibilità di interagire con gli oggetti. Qui entrano “in gioco” diversi fattori che possono causare il motion sickness: l’assenza della gravità che può causare qualche disturbo, oppure lo spostamento della visuale utilizzando lo stick analogico. In ogni caso abbiamo appurato che rientra nelle tipiche esperienza da VR usa e getta, di quella che dopo alcune sessioni difficilmente qualcuno potrebbe tornarci sopra, salvo stupire qualche amico. Perché alla fine MISSION: ISS serve soprattutto a quello, stupire l’utente mostrando le potenzialità immersive della realtà virtuale.

In generale ciò che ci ha sorpreso è il notevole lavoro svolto dagli sviluppatori in fase di conversione dei titoli, nonostante siano comunque visibili dei compromessi che evidenziano pixel e qualche sfocatura di troppo (le lenti hanno una risoluzione da 1600×1400 per ciascuna). Lo store al momento sembra piuttosto in crescita, e stando ai piani, Oculus intende offrire agli sviluppatori, ma anche agli utenti, un ambiente molto più controllato a livello di prodotti, quindi sarà interessante scoprire in futuro come si evolverà Quest. Pera ora tutto ciò che abbiamo provato si è presentato sempre ottimizzato al meglio.

Laddove Rift e GO si ponevano come esperienza VR più limitate, Oculus Quest in un certo senso apre finalmente alla possibilità di godersi l’intrattenimento videoludico senza restrizioni. L’unico limite resta come sempre una tecnologia bisognosa ancora di maturare, soprattutto dal punto di vista delle esperienze offerte agli utenti, ancora troppo vincolate alla necessità di stupire, e poco durature sul lungo tempo.



Dove francamente Oculus Quest funziona molto bene è soprattutto nell’ambito della multimedialità, ma in un certo senso anche quello lavorativo. L’utilizzo di applicazioni come YouTube VR permettono di vivere in maniera differente la visione di qualsiasi tipologia di video grazie alla possibilità di settare le dimensioni dello schermo, creando situazioni che hanno ben poco da spartire con la visione di un qualsiasi film al cinema (complice poi l’ottimo impianto audio del casco)

Da questo punto di vista possiamo citare il lodevole impegno di Netflix con la sua applicazione in VR, che ricostruisce una stanza, con tanto di divano, e un gigantesco schermo su cui è visibile il catalogo della piattaforma. Il problema in questi casi è che la durata della batteria può creare grattacapi a chi vuole godersi un film o una serie TV in tranquillità, e spesso bisognerà per forza collegare il visore alla corrente per evitare brusche interruzioni durante la visione.

La stessa durata della batteria quindi, sembra cozzare un po’ con il concetto di VR libera dai fili.

Commento finale

Oculus Quest è una tecnologia francamente innovativa nel panorama della realtà virtuale, ma rientra ancora in quella fascia di prodotti molto sperimentali. In questo caso il dispositivo coniuga i comfort di Oculus Touch derivati da Rift, e ovviamente la nuova anima VR che non si affida a dispositivi esterni per essere impiegata.

Il sistema operativo funziona molto bene, è pratico e gode di una notevole ottimizzazione in termini di risposta ai controlli e navigazione. Tutto l’ecosistema in realtà si dimostra valido, a cui si aggiunge anche uno store più “controllato” a cui Oculus sta prestando una certa attenzione per portare le migliori esperienze in realtà virtuale.

In tutto questo poi bisogna considerare certi compromessi, su tutti la durata fin troppo esigua della batteria, che cozza con il concetto di “VR ovunque e senza fili” e un prezzo di lancio che potrebbe rischiare di allontanare l’utenza più casual interessata a testare le potenzialità. 

L’ultima incognita riguarda ovviamente l’hardware: i processori mobile tendono ad invecchiare velocemente sul mercato, e la tecnologia dal canto suo avanza in maniera molto spedita. Oggi il visore può contare su titoli di un certo spessore ottimizzati per sfruttare ogni singola goccia dell’hardware, ma il rischio che diventi obsoleto nel giro di qualche anno è una seria possibilità da tenere in considerazione nella fase di acquisto.



7.8

VOTO FINALE

7.8/10

Pros

  • Un passo necessario per l'evoluzione della VR
  • Oculus Touch garantisce un sistema di controllo preciso ed ergonomico
  • Oculus OS è un sistema operativo intuitivo e ben ottimizzato
  • Le applicazioni, il browser e l'Oculus Store funzionano in maniera eccellente
  • L'hardware per ora regala soddisfazioni...

Cons

  • ...ma potrebbe diventare obsoleto in poco tempo
  • La durata della batteria mette in discussione il concept del visore
  • Il prezzo rischia di allontanare gli utenti più casual

Commenta questo articolo