Pokémon Mystery Dungeon: Squadra di Soccorso DX – Recensione

Pokémon Mystery Dungeon torna con un remake che segna il debutto della serie su Nintendo Switch. Ecco la nostra recensione!

  • Nome completo – Pokémon Mystery Dungeon: Squadra di Soccorso DX
  • Piattaforme –  Switch
  • Developer – Spike Chunsoft
  • Publisher – Nintendo
  • Distribuzione – Digitale/Retail
  • Data di uscita – 6 marzo 2020
  • Genere – RPG

Il franchise di Pokémon sta godendo di una grandissima popolarità in questi anni, per non dire addirittura rinascita, grazie a delle mirate strategie da parte di The Pokémon Company nel sfruttare ogni singola goccia del brand tra produzioni mobile, nuove produzioni animate, videogiochi e, per la prima volta, addirittura un lungometraggio in live-action di grande successo che corrisponde al nome di Detective Pikachu.

In questo clima di rilancio, Nintendo, The Pokémon Company e lo sviluppatore Spike Chunsoft, hanno deciso di riportare in vita anche una ramificazione del brand che ha visto i suoi tempi d’oro su Nintendo DS, ovvero la serie Mystery Dungeon.

Nato nel lontano 2005 su Game Boy Advance e Nintendo DS, il primo Pokémon Mystery Dungeon rappresentava un piccolo esperimento che assimilava la parte ruolistica della serie madre, eliminando quella degli allenatori (e con essi tutti gli umani) per mettere i giocatori proprio nei panni dei mostriciattoli tascabili, adottando un gameplay ibrido in tempo reale che riprendeva anche le dinamiche di un classico JRTS, con i dungeon caratterizzati da una mappa a scacchiera in cui il posizionamento della squadra era uno degli elementi strategici più importanti.

A distanza di 15 anni, l’inizio di questo filone del brand torna su Nintendo Switch con un remake intitolato Pokémon Mystery Dungeon: Squadra di Soccorso DX. Ecco la nostra recensione!

Stessa storia… più o meno

Pokémon Mystery Dungeon DX è un dungeon crawler nudo e crudo, e basta davvero poco per familiarizzare immediatamente con tutti i principali elementi del gamplay che caratterizzano l’avventura.

Il giocatore veste i panni di un essere umano reincarnatosi nel corpo di un Pokémon, per un motivo poco chiaro che fungerà da traino per giustificare la progressione di una lunga avventura che, lo diciamo subito, vi terrà impegnati per almeno una trentina di ore per la sola campagna principale, ma tutto dipenderà dalla quantità di incarichi secondari con cui si intervallerà la progressione della storia.

Tornando alla storia, il nostro protagonista non si ricorderà nulla del suo passato, ma grazie all’aiuto di un compagno d’avventura, decideranno di mettere in piedi una squadra di soccorso per aiutare tutti gli altri Pokémon in difficoltà, anche a causa di una serie di catastrofi apparentemente naturali, ma di origine ignota, che stanno sconvolgendo tutto il mondo dei mostriciattoli tascabili.

A dirla tutta quella di Pokémon Mystery Dungeon non è una storyline memorabile destinata a restare scolpita nei libri di storia dei videogame, ma è sicuramente un gradevole passatempo da seguire, anche perché rappresenta un perfetto escamotage per presentare le oltre 500 creature che popolano il gioco.

Reclutali tutti!

Le prime ore dell’avventura serviranno a familiarizzare con l’hub principale del gioco, ovvero la città, nella quale sarà possibile cimentarsi in varie attività legate alla crescita della squadra di soccorso, con la possibilità di allenare singolarmente ciascuno dei Pokémon reclutati, insegnandogli all’occorrenza anche nuove mosse, oppure creare delle interessanti combinazioni presso la Combiteca Gulpin. Particolarmente interessante questa possibilità di combinare più mosse, dato che permette di elaborare sostanzialmente una combo, più potente nei danni inferti, ma al contempo più dispendiosa dal punto dei vista dei PP necessari per l’utilizzo.

Vi è poi l’ufficio Peliper, la cui bacheca situata all’esterno permette di accettare gli incarichi secondari utili ad accumulare esperienza per il gruppo e aumentare il rango della squadra di soccorso; più alto sarà il rango, maggiori saranno i bonus che andranno a migliorare la parte gestionale, e questo comprende un maggior numero di strumenti trasportabili, possibilità di accettare più incarichi e tanto altro.

Pokémon Mystery Dungeon è un titolo capace di sfruttare al meglio le sue qualità, e dimostra altrettanta consapevolezza dei propri limiti. Se gli incarichi si dimostrano una costante ripetizione di situazioni in cui bisogna esplorare ossessivamente dei labirintici dungeon con piani dalla difficoltà crescente, dall’altra il titolo cerca proprio di compensare questa sua struttura di gioco limitata motivando il giocatore ad investire comunque il suo tempo, spinto nella ricerca forsennata di nuovi Pokémon con cui fare amicizia da reclutare, o di nuovi strumenti per ottimizzare sempre di più la “scalata” nei dungeon più avanzati.



Si, perché anche da questo punto di vista bisogna sottolineare che la produzione inizialmente non sembra puntare molto sulla difficoltà, tuttavia con l’avanzare il titolo di Spike Chunsoft inizierà a sfoggiare una certa complessità che, al pari della serie madre, metterà il giocatore nelle condizioni di organizzare ogni squadra seguendo i principi dei Tipi in risposta a quelli che popolano il dungeon. Se un dungeon per esempio è popolato da Pokémon di tipo Erba, è consigliabile puntare su una squadra di tipo fuoco, ma non è tutto, perché altro ruolo importante viene ricoperto dalle abilità passive dei Pokémon che possono garantire dei bonus importanti nel corso dei dungeon più avanzati.

La costruzione del team diventa quindi sempre più complessa e necessaria per l’avanzamento, anche se abbiamo davvero apprezzato poco la scelta di rendere quasi randomico il reclutamento dei Pokémon (se si escludono alcuni incarichi secondari) e le loro stesse abilità, entrambi sempre generati casualmente.

Inoltre, il reclutamento di un nuovo alleato non è sempre scontato, poiché oltre a sconfiggerli o salvarli in maniera casuale nei dungeon, bisognerà anche disporre anche di un terreno adatto in cui “conservarli”. E proprio per questo motivo entra in scena il Chiosco Wigglytuff, da cui è possibile costruire i vari campi per ciascuna tipologia di Pokémon (sono tanti e costosi).

Questo fattore del tutto randomico potrebbe creare dei grattacapi sul lungo tempo, dato che se si perde l’opportunità di reclutare un determinato Pokémon sarà necessario ritornarci più volte per beccare quello adatto alle proprie esigenze, magari avendo anche il terreno adatto in cui ospitarlo.

Passando invece al battle system, come detto in apertura siamo davanti ad un prodotto che mischia scontri in tempo reali con elementi più attinenti a quelli degli RTS strategici. Ogni passo compiuto nel dungeon equivale ad un turno nel quale anche i nemici si muovono, di conseguenza l’esplorazione dei vari labirinti (spesso lunghi cunicoli stretti), richiede una certa strategia nei passi della squadra, così come il loro piazzamento sulla griglia, a modo scacchiera.

Come se non bastasse, il gioco presenta anche elementi timidamente survival, in cui bisogna tenere sotto controllo il livello di fame dei Pokémon, poiché una volta sceso a zero, inizierà a consumare i punti vita per ogni passo. Il nostro consiglio da questo punto di vista è quello di incrementare velocemente il rango della squadra nelle fasi iniziali, così da aumentare il numero di strumenti trasportabili, e avere cibo a sufficienza per sopravvivere alle scalate dei piani.

Al contempo, è consigliabile investire tempo anche nell’allenamento, a dir poco essenziale per avere una squadra prestante al passo con i dungeon più avanzati. Una volta terminata l’avventura principale il gioco sfoggia inoltre un quantitativo di attività secondarie che metteranno a dura prova i giocatori più hardcore, assicurando almeno il doppio della durata iniziale.

Un pastello per conquistare tutti

Ma il vero punto di forza di questo remake di Pokémon Mystery Dungeon è senza ombra di dubbio il suo favoloso comparto artistico, che nasconde con destrezza le sue limitazioni avvalendosi di un grafica in cel shading realizzata emulando l’effetto dei colori pastello.

Una scelta di design a dir poco squisita, che unita alle sue atmosfere quasi sognanti e fantasy, conquistano immediatamente il giocatore. Meno riusciti invece i dungeons, strutturalmente dei labirinti con texture diversificate e ben poco altro.

Commento finale

Pokémon Mystery Dungeon: Squadra di Soccorso DX è il tipico remake che ci piace poiché non si limita al rifacimento grafico, ma arricchisce il capostipite della serie raddoppiandone i contenuti. Un rilancio del franchise che è praticamente un acquisto imprescindibile per i cultori della serie,  e perché no, anche un capitolo perfetto per avvicinare i nuovi fan al brand, in vista di un sicurissimo sequel nuovo di zecca per Nintendo Switch.



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