Resident Evil 2 – Recensione

21 anni dopo, di nuovo a Raccoon City. Ecco la nostra recensione di Resident Evil 2!

  • Nome completoResident Evil 2
  • Piattaforme: PlayStation 4, Xbox One, PC
  • Producer: CAPCOM
  • Developer: CAPCOM
  • Distribuzione: Retail/Digital
  • Data d’uscita: 25 Gennaio
  • Genere: Survival horror
  • Versione testataPS4

Gli anni ’80 e ’90 rappresentano uno dei periodi più floridi per il mondo dei videogames. Tanti generi sono nati, altri invece hanno consacrato sul mercato alcune delle più grandi pietre miliari.

Uno di questi precursori del genere, a sua volta diretta evoluzione di tutte quelle idee nate con il primissimo Alone in The Dark, è stata proprio la saga di Resident Evil di CAPCOM partorita dalla mente di Shinji Mikami. Comandi legnosi, una villa misteriosa e infestata da terribili zombie, dialoghi degni di un b-movie, ma soprattutto un level design intricato e claustrofobico che spingeva il giocatore a sfidare le sue stesse paure mentre si muoveva tra le stanze della magione.

Mikami aveva forgiato un nuovo genere, combinando più elementi presi in prestito da altri consanguinei, miscelando: fasi puzzle, elementi action e, una componente survival molto marcata che contribuiva a generare una tensione altissima nel videogiocatore di turno.

Il grande successo generò ovviamente un sequel, intitolato proprio Resident Evil 2 che, come qualsiasi altro titolo numerato di questo tipo, si poneva l’obiettivo di allargare le ambiziosi del suo predecessore. Nel 1998 sul mercato arriva un sequel attesissimo; Resident Evil 2 cambia completamente il suo setting: l’iconica villa questa volta lascia spazio ad una città vera e propria destinata a diventare una delle location più famose nella storia dei videogiochi horror, Raccoon City.

Un successo travolgente colpisce quel mai dimenticato Resident Evil 2, diventando nel corso di pochissimi anni uno dei più grandi pilastri della storia dei videogiochi. Le avventure di Leon e Claire hanno galvanizzato intere generazioni, con i più giovani che si affacciavano al genere affiancati da qualche adulto, inquietanti, ma al contempo intrigati dalle atmosfere di una centrale di polizia intricatissima e creature memorabili come l’inarrestabile Mr. X.

Quando all’E3 2018 CAPCOM si apprestava finalmente a svelare l’esistenza del remake di Resident Evil 2 eravamo un po’ tutti sospettosi, complice questa moda ormai piuttosto frequente di riportare in auge vecchi titoli ammodernandone il comparto grafico, magari con lavori spesso molto semplicistici. Nel corso dei mesi però la casa di Osaka ha voluto mettere le cose in chiaro dimostrando che Resident Evil 2 abbraccia completamente il significato alla base del termine “Remake”.

21 anni dopo siamo tornati tra le strade di una città che, al pari di Silent Hill, ha segnato la storia di questo medium. CAPCOM avrà adempito ai suoi doversi? Sarà questo remake di Resident Evil 2 veramente all’altezza? Scopritelo nella nostra recensione!

La lunga notte di Raccoon City

Avviando fin dall’inizio Resident Evil 2 il titolo ripesca le caratteristiche principali dell’originale, dando la possibilità al giocatore di vivere le avventure di Leon S. Kennedy, giovane recluta della RPD al suo primo giorno di lavoro, oppure impersonare Claire Redfield mentre cerca di ritrovare suo fratello Chris.  I destini di entrambi si incroceranno fin dai primi minuti dell’avventura, in uno spettacolare prologo che modernizza tutte le situazioni vissute nella fase introduttiva originale, qui completamente rivista per asseconda un taglio narrativo più cinematografico e drammatico.

E sono proprio questi primi passi a dimostrare alcuni aspetti fondamentali di questo remake: si tratta di un titolo completamente nuovo e originale che riprende però con estrema fedeltà quelle situazioni vissute nel lontano 1998.

Le vecchie inquadrature fisse spariscono per dare spazio ad uno stile di gameplay più moderno e che, ironicamente. è stato sdoganato proprio da quel Resident Evil 4 (un cult che invecchia come il buon vino), ovvero la telecamera in terza persona posta alle spalle dei due protagonisti. Il sistema di controllo, così come le interfacce riprendono invece il concept introdotto dallo sviluppatore dall’ottimo Resident Evil 7, ma qui ovviamente ricontestualizzate in terza persona.

Eppure le similitudini tra i due titoli sono molto simili: in entrambi il movimento del personaggio è lento, a tratti legnoso, ma mai ingestibile. Mentre lo sprint è regolato per non regalare mai soddisfazioni al giocatore fino in fondo.

Siamo lontani dall’azione frenetica di un sesto capitolo, oppure l’ibrido action/horror dei Revelations (mai stati realmente spaventosi), bensì siamo davanti ad una riappropriazione legittima di quell’identità che la saga si è lasciata progressivamente alle spalle nel corso dei vari episodi numerati.

La paura, il senso di angoscia e il timore di restare senza un proiettile sono emozioni ricorrenti durante le scorrazzate di Leon e Claire nei vari scenari delle due campagne. Gli zombie, di cui i fan ne richiedevano prepotentemente a gran voce il ritorno nella serie, sono delle creature terrificanti, vere e proprie spugne per proiettili che, presi singolarmente possono essere agilmente aggirati, ma nei corridoio più stretti possono bastarne anche solo due per mettere velocemente in difficoltà il giocatore con le loro fastidiose prese. Risparmiare colpi diventerà presto indispensabile per tutta la durata del gioco, motivando il giocatore a sfruttare l’intelletto per sfuggire alle situazioni che gli si parano davanti.

Come se non bastasse, al pericolo degli zombie subentrano anche creature ancora più fastidiose come i Licker, la cui cecità può essere sfruttata come vantaggio, a patto di non generare troppi rumori; pena, una risoluzione piuttosto violenta del conflitto con essi, i cui esiti non sono mai favorevoli per entrambe le parti. I Licker infatti oltre a muoversi velocemente infliggono anche una quantità molto consistente di danni, e con le risorse limitate che il gioco offre, la soluzione migliore è tenerli sempre a distanza.

Lodevole invece il ripensamento di Mr. X all’interno del gioco, che anche qui ricopre le veci di inarrestabile persecutore per tutta la durata della campagna, tanto per Leon che per Claire. CAPCOM ha fatto tesoro del passato, ma ha anche ripreso e applicato in modo altrettanto intelligente gli script studiati da The Creative Assembly per il suo Alien: Isolation, con il Tyrant che si muove autonomamente per la Stazione di Polizia (e non solo!) aprendo porte e sfondando addirittura i muri come fossero carta pesta.

Grazie all’introduzione dell’audio Binaurale poi, tutto diventa ancora più teso e inquietante, con i suoni dei passi e i versi delle creature che echeggiano tra le stanze. La gestione dei suoni all’interno del gioco viaggia di pari passo con il gameplay: sparare oppure camminare velocemente può attirare l’attenzione di ospiti indesiderati, tra i quali il già citato Tyrant, che non si fermerà davanti a nulla pur di mettere fine alla vita di Leon e Claire.

E’ inoltre una grandiosa soddisfazione giungere verso le battute finali e rendersi conto che il remake di Resident Evil 2 non è solo un grande rifacimento capace di mantenere vivo lo spirito del gioco originale, ma rappresenta anche una delle punte più alte che questa generazione abbia saputo offrire in termini di level design, al pari di quanto fatto dal primo Dark Souls nella scorsa generazione.

Quella di Resident Evil 2 è una vera propria mappa unica che, solo verso la fine svelerà la sua reale struttura, con scorciatoie impensabili pronte a riportare il giocatore verso zone già attraversate molte ore prima e apparentemente non più raggiungibili. E’ un grande esercizio di stile pensato soprattutto per dare l’opportunità di tornare sulle vecchie orme e ottenere tutte le provviste, oggetti segreti e collezionabili sparsi in giro per accumulare i succulenti bonus.

Rigiocare una storia non è mai stato così divertente

CAPCOM ci ha mentiti tutti fin dall’annuncio. Si è burlata dei fan, rischiando anche di generare un po’ di malcontento nella fanbase, ma alla fine è riuscita a tenere tutto segreto: Leon A, Claire B, Leon B e Claire A sono presenti e funzionano più o meno allo stesso modo del titolo originale.

Una volta terminata la campagna con uno dei due protagonisti sarà possibile affrontare una “Nuova Partita 2” con l’altro personaggio e vivere l’avventura da una prospettiva inedita tenendo però parzialmente in conto le azioni svolte nella precedente storia. Capiterà quindi di ritrovare porte già aperte da Leon, o viceversa da Claire.

Alcune situazioni cambieranno, mentre più in generale gli oggetti verranno ricollocati in posti diversi. Inoltre è necessario terminare almeno una volta la Nuova Partita 2 per accedere all’epilogo conclusivo della storia, il cosiddetto “Finale Segreto”, e anche la divertente modalità The 4th Survivor con protagonista Hunk.

Quanto alle dimensioni vere e proprie di Raccoon City, lo sviluppatore ha cercato di espandere le location originali, tanto da accorpare addirittura la Torre dell’Orologio di Resident Evil 3 alla Centrale di polizia, creando anche qui un piacevole raccordo coerente di level design, tutto con lo scopo di amalgamare i vari enigmi ambientali che caratterizzano l’avventura.

Inoltre le campagne di Leon e Claire godranno a loro volta di alcune fasi speciali: per il primo ci sarà una sezione nei panni di Ada, mentre nell’altra sarà possibile controllare la piccola Sherry tra i corridoi di un terrificante orfanotrofio situato nei pressi della Centrale di polizia

A  deludere, almeno in parte, sono proprio le boss fight, spesso legnose a causa degli stessi controlli, e più in generale molto semplicistiche, con una in particolare risolta sostanzialmente con una cutscene.

Il RE è tornato, ma anche il RE Engine

Con Resident Evil 2 la casa di Osaka ha deciso di adottare a pieno regime il suo ottimo RE Engine introdotto nel settimo capitolo, un motore grafico che regala decisamente grandi soddisfazioni per quanto riguarda la realizzazione dei modelli poligonali e gli ambienti di gioco, sacrificando di tanto in tanto qualche texture, oscurata da una beltà visiva spaccamascella. La realizzazione dei personaggi raggiunge picchi piuttosto elevati, dicasi anche per loro animazioni realistiche e contestuali.

Con questo remake lo studio ha deciso di alzare ulteriormente l’asticella spingendo quasi al massimo le qualità del suo motore. Abbiamo quindi degli zombie che si muovono in base all’ambiente circostante e gli ostacoli come finestre, e porte. Inoltre questi possono lasciarsi “per strada” qualche arto in base alla gravità del trauma fisico subito da un colpo di proiettile o coltello.

Il sistema di illuminazione contribuisce sensibilmente alle atmosfere orrorifiche e tese dell’avventura, grazie ad una gestione dei riflessi sugli oggetti e un sistema di ombre dinamiche che, in simbiosi con l’audio Binaurale, regala degli jump scare a dir poco memorabili.

Commento finale

Resident Evil 2 è forse uno dei migliori remake mai fatti in ambito videoludico: è sostanzialmente un survival horror di nuova concezione che incarna lo spirito dell’originale rimodernandolo laddove era assolutamente indispensabile. Il DNA dell’opera creata dall’allora giovanissimo Hideki Kamiya rivive in un prodotto che riesce a sostenersi tra classicismo e modernità, una simbiosi a tratti impensabile, ma gestita con una dovizia nei particolari che lascia davvero esterrefatti.

Il RE è tornato! Ancora più spaventoso di come lo ricordavamo!



9.5

VOTO FINALE

9.5/10

Pros

  • Un remake in grado di tenere vivo lo spirito dell'originale
  • Jump scare imprevedibili e tensione alle stelle
  • Estremamente rigiocabile e ricco di contenuti
  • Comparto tecnico notevole
  • Uno dei migliori level design degli ultimi anni

Cons

  • Le boss fight sono scenografiche, ma un po' raffazzonate

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