The Caligula Effect: Overdose – Recensione

Un mondo virtuale che ci intrappola e ci spaventa: ecco la nostra recensione di The Caligula Effect: Overdose!

  • Nome completo– The Caligula Effect: Overdose
  • Piattaforme – Windows, PS4, Nintendo Switch
  • Developer Aquria
  • Publisher uRyo, Nis America
  • Distribuzione  Digitale, fisica
  • Data di uscita 15 Marzo 2019
  • Genere – JRPG

Uscito originariamente nel 2016 su Playstation Vita, The Caligula Effect torna sul mercato videoludico con una versione migliorata sia in grafica che in contenuti. Un’opera nata dalla sceneggiatura di Tadashi Satomi, che ebbe un ruolo di rilievo nella realizzazione di Persona 2: Innocent Sin e Persona 2: Eternal Punishment — due lavori mastodontici che in qualche modo hanno segnato l’industria. Con oltre cinquantamila copie vendute su Ps Vita, The Caligula Effect: Overdose sbarca sul mercato occidentale in una veste inedita, con numerose novità e migliorie tecniche. 

Una profondità filosofica

Il pretesto con il quale si presenta The Caligula Effect: Overdose è convincente ed emozionante. Con una delicatezza estrema narra della fragilità interiore di ogni essere umano, della difficoltà di dimenticare il passato e dello spettro del rimorso che attanaglia ogni persona nel mondo. Un mondo che, appunto, è visto come il peggior nemico — un nemico che difficilmente si riesce a vincere ed al quale facilmente si soccombe.

Attraverso la devastante malinconia di queste prime battute, verremo catapultati nel bel mezzo del gioco. Ci verranno fatte delle domande, domande relative alle sofferenze che abbiamo sopportato nel mondo reale, e dopo quest’ultime tutto ci apparirà più chiaro.

La storia non è delle migliori, un vero peccato viste le premesse piuttosto ispirate e convincenti. Una virtualdoll di nome Mu ha creato il cosidetto Mobius, un mondo fittizio in cui si rivive all’infinito lo stesso momento. Si tratta di un mondo in cui tutti frequentano l’idillio della scuola senza preoccuparsi di altro, in un processo inarrestabile che vede le persone come le vittime perfette, ignare di ciò che sta accadendo loro poiché immerse nella falsa speranza di una normalità che nel mondo reale non avrebbero mai potuto perseguire. Il protagonista — un ragazzo o una ragazza in base alle nostre preferenze — entrerà presto a far parte del Go-Home Club, un gruppo di studenti che ha visto attraverso la menzogna la realtà dei fatti e che sogna di tornare alla monotona ma rassicurante vita di sempre e lasciarsi Mobius alle spalle.



Con costoro e il protagonista avremmo la possibilità di interfacciarci all’aiuto di Aria, ennesima virtualdoll artefice assieme a Mu dello stesso Mobius che però, resasi conto del pericolo di tale progetto, prova ad aiutare i “risvegliati” ed a riportare tutto alla normalità. Non sarà ovviamente facile poiché oltre alla minaccia di Mu, la nostra strada sarà costellata da altre peripezie e lastricata dagli scagnozzi della malvagia virtualdoll.

L’impianto narrativo è solido, ricco anche di riferimenti alla filosofia freudiana — il subliminale, il subconscio, l’es — che riesce a donare una sensazione di sogno perpetuo segnata anche da alcune scelte stilistiche particolari. Tuttavia, la narrazione che ne scaturisce è debole, stentata e mortificata da dialoghi non troppo convincenti e convinti e dall’impossibilità materiale di affezionarsi a qualche personaggio poiché sarà possibile stringere amicizia con più di cinquecento persone. Un numero impressionante che, tuttavia, non è stato gestito al meglio risultando in una limitazione piuttosto che in un arricchimento.

Prima del tempo

Peculiare la scelta del gameplay, caratterizzato forse da uno dei picchi più alti raggiunti in un videogioco di ruolo alla giapponese. Indubbiamente, una ventata d’aria fresca. Basato su un sistema a turni molto dinamico, il gioco permette di concatenare fino ad una serie di tre attacchi in modo tale da scatenare ogni volta combo sempre diverse. Il gioco, tuttavia, assume i connotati di uno strategico quando dà al giocatore la possibilità di modificare la tempistica degli attacchi. Sarà facile rendersi conto di quanto anche un centesimo di secondo possa fare la differenza in un combattimento — e per i nostri alleati.

Questo sistema prende il nome di Imaginary Chain e si basa anche e soprattutto su un calcolo statistico e probabilistico della risposta dell’avversario al nostro attacco. Il party è interamente controllabile dal giocatore, con appunto la possibilità di concatenare gli attacchi e far incrociare quest’ultimi a quelli di tutti i personaggi presenti sul terreno di battaglia. Grazie a questa remastered è stata inserita la possibilità di scatenare attacchi devastanti conosciuti come Overdose, nient’altro che frutto dell’accumulo di frustrazione e sentimenti negativi generati dal Mobius e dalla fastidiosissima voce di Mu. Notevole il comparto skills, con la possibilità di personalizzare davvero al limite ogni aspetto tecnico del combattimento.

Musica a tutto volume

Il comparto artistico di The Caligula Effect è sintomatico di una frustrazione profonda all’interno del sistema percettivo del giocatore. Dal punto di vista visivo, gli ambienti sono opprimenti, ripetitivi e spogli di quei dettagli necessari a colpire l’occhio di chi sta osservando. Cali di framerate continui renderanno difficoltosi alcuni passaggi da una zona all’altra, in un clima di delusione che non passerà inosservato. Il character design affidato ad Oguchi resta un punto a favore in un clima generale piuttosto sotto la media.

Il comparto audio del videogioco, invece, è difficile da comprendere fino in fondo. Verrà quasi spontaneo lamentarsi della litania di sottofondo, della stessa canzone riprodotta all’infinito – una nenia struggente di sfumature sì cariche di un genere orientale che punta su note alte, ma che sembra un mantra, quasi una preghiera. Si verrà completamente investiti da questo loop dal quale non si potrà fuggire — e non è forse questa una splendida metafora di un mondo, il Mobius, che intrappola chiunque vi sia al proprio interno costringendo a vivere la stessa realtà scolastica giorno dopo giorno? Pigrizia, casualità o eccelsa scelta artistica? La voce di Mu guiderà questo dubbio che definire amletico è riduttivo, ma che renderà il tutto più misterioso e quasi esoterico. Tsukasa Masuko ha compiuto un lavoro oltremodo innovativo, lasciando traspirare la frustrazione dei personaggi attraverso le note elettroniche di un sintetizzatore.

Commento finale

The Caligula Effect: Overdose rappresenta un’ottima occasione per recuperare un titolo molto importante nel panorama videoludico attuale. Attraverso numerose implementazioni riesce ad essere apprezzato anche da un pubblico occidentale, pur venendo meno a quella spettacolarità che si sarebbe ottenuta con una conduzione tecnica di poco superiore a quella fornita.



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7.3

VOTO FINALE

7.3/10

Pros

  • Gameplay dinamico ed innovativo
  • Comparto sonoro profondo
  • Pretesto narrativo molto valido

Cons

  • Storia non troppo coinvolgente
  • Numerosi problemi tecnici e grafici
  • Personaggi poco caratterizzati

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