The Elder Scrolls Online: Markarth – Recensione

The Elder Scrolls Online: Markarth chiude finalmente la storia di Skyrim. Ecco la nostra recensione!

E proprio mentre l’anno si avvia verso la conclusione, con le nuove console finalmente arrivate sul mercato, qui in redazione siamo stati nuovamente chiamati alle armi per salvare il continente di Skyrim.

The Elder Scrolls Online chiude il suo 2020 con il terzo e ultimo atto della saga dedicata alla fredda regione innevata di Tamriel, con il DLC intitolato “Markarth”. Un contenuto quantomai essenziale per conoscere l’epilogo di una delle saghe più avvicinanti di questa iterazione online del brand, che ha in un colpo solo è riuscita a proporci Vampiri, Lupi Mannari e Streghe.

Un concentrato di elementi soprannaturali irresistibili che i ragazzi di Zenimax Online hanno esplorato attraverso una serie di racconti che compongono il cosiddetto Cuore Oscuro di Skyrim, collocando sempre il tutto secoli prima degli avvenimenti visti nella saga numerata single player.

Bentornati a Reach

Questo capitolo conclusivo della saga, che ancora una volta può essere affrontato come un racconto autonomo anche senza aver portato a termine i precedenti DLC, ha quel giusto sapore di epilogo, ma questo rappresenta anche il suo più grande punto debole, ma andiamo con ordine.

Il DLC ha un costo di 2000 corone, a cui si affianca una versione Premium proposta al doppio, 4000 corone. Una volta acquistato uno dei due pacchetti, il gioco ci notificherà immediatamente lo sblocco della prima quest legata alla nuova zona di Skyrim appena sbloccata. Ci troviamo nello specifico nel continente occidentale di Skyrim, nel Reach, uno dei nove feudi del regno, la  cui capitale è Markarth, una città fortificata che non mancherà di tenere impegnato il giocatore per diverse ore grazie ai suoi contenuti secondari, che vanno ad affiancare una quest line principale che forse rappresenta proprio l’elemento meno riuscito di questo pacchetto.

La nuova zona mette ancora una volta in evidenza il grande talento di un reparto artistico capace di galvanizzare l’attenzione del giocatore attraverso una maniacale cura per i dettagli delle location, musiche inedite ma condite da note familiari a tutti quei fan che hanno investito le proprie giornate vagando per le lande di Skyrim nel capitolo numerato.

Come dicevamo, a peccare questo terzo DLC è soprattutto di novità concrete al momento. Non sono stati apportati degli stravolgimenti, e con il nostro Warden, che ci aveva già accompagnato durante la nostra avventura a Greymoore, ci siamo immediatamente trovati a nostro agio. La qualità delle quest principali non si distingue moltissimo dalle più tradizionali fetch quest, ma il problema principale è che la suddivisione episodica di un arco narrativo così imponente purtroppo ne paga le spese proprio nel finale. L’antagonista principale infatti, Rada al-Saran, il Signore dei Vampiri, a nostro parere ottiene il giusto spazio che avrebbe meritato all’interno dell’intreccio narrativo troppo tardi, penalizzato poi da una durata della quest principale davvero esigua.

Nonostante sia piuttosto breve e lineare, la campagna principale riesce comunque ad offrirci alcuni momenti ben riusciti, che si riallacciano a quel discorso di grande ricercatezza estetica di cui parlavamo in un precedente paragrafo, come le caverne naniche dell’Arkthzan. Una bellezza che comunque non possiamo fare a meno di definire un parziale riciclo di asset, essendo comunque molto simile alla Blackreach di Greymoore, che tanto ci aveva conquistato nella nostra recensione.

Per rendere meno monotoni gli spostamenti tra i vari dungeon, lo sviluppatore ha inoltre aggiunto i Portali, una nuova feature che permetterà di muoversi più rapidamente, andando ad eliminare del tutto i tempi morti per raggiungere i tre nuovi boss proposti dall’espansione.

La vera novità che farà la gioia degli utenti hardcore che vogliono mettere alla prova le loro build votate al PVE, è sicuramente Vateshran Hollows, una nuova Arena giocabile in single player che si distingue per un livello di difficoltà veramente tarato verso l’alto, in cui la gestione dell’equipaggiamento gioca un fattore strategico importante.

A tutto questo si aggiunge poi l’arrivo di altro equipaggiamento inedito che andrà a popolare le attività secondarie, centrali per coloro che vogliono dedicarsi all’endgame della nuova zona. Per chiudere tutto il DLC, e terminate tutti gli obiettivi della mappa, potrebbero tranquillamente volerci dalle 10 alle 20 ore, tutto dipenderà ovviamente dall’approccio. Coloro che resteranno a bocca asciutta saranno inevitabilmente gli amanti del PVP, che in questa nuova espansione sono stati brutalmente tagliati fuori dall’arrivo di nuovi contenuti a loro dedicati. Un gran peccato.

Un test su Xbox Series X

Abbiamo approfittato del nuovo DLC per mettere alla prova The Elder Scrolls: Online anche sulla nuova Xbox Series X e tutto sommato siamo rimasti soddisfatti dell’esperienza. Attualmente manca ancora una patch che possa mostrare i muscoli della console, ma è importante notare che sulla console di nuova generazione Microsoft, il titolo gira in modalità retrocompatibiità come se fosse in esecuzione su Xbox One X. Cosa significa dunque? Che le prestazioni adesso sono ottimizzate per proporre un framerate ancorato ai 30 fotogrammi al secondo, con un miglioramento nella resa grafica e una risoluzione più alta. A questo poi si uniscono dei tempi di caricamento drammaticamente ridotti rispetto al passato grazie all’installazione del client su SSD.

Su PlayStation 5 il comportamento è più o meno analogo: il gioco viene eseguito in retrocompatibilità nella modalità PS4 Pro, apportando quindi potenziamenti prestazionali e una stabilità nel framerate. Al momento non sappiamo se arriverà prossimamente una patch per implementare tecnologie next gen sulle nuove piattaforme, ma già da adesso, giocare The Elder Scrolls: Online sulle nuove console garantisce una “quality of life” nettamente migliore, soprattutto nei tempi di caricamento.

Commento finale

The Elder Scrolls Online: Markarth chiude finalmente un cerchio, dando per ora la chiusura alla storia dell’antica Skyrim. Un finale che tutto sommato ci ha soddisfatto, ma che risente di una scrittura dilatata nel tempo e da una qualità generale degli incarichi principali alla stregua di semplici fetch quest aggiuntive, utili solo per raggiungere finalmente il tanto desiderato epilogo di una trama che ci ha tenuto compagnia per tutto il 2020. Non ci sono particolari novità travolgenti che andranno a mutare l’universo dell’MMORPG di Zenimax, ma solo una nuova dose di contenuti. Un sempre gradito “more of the same” per gli amanti del PVE che non possono fare a meno di incrementare il loro equipaggiamento.

VOTO 7.5