The Legend of Heroes: Trails of Cold Steel 3 – Sangue e acciaio

La saga di Falcom prosegue con un terzo capitolo che ci avvina al suo epilogo. Ecco la nostra recensione di The Legend of Heroes: Trails of Cold Steel 3!

  • Nome completo – The Legend of Heroes: Trails of Cold Steel 3
  • Piattaforme –  PS4
  • Developer – FALCOM
  • Publisher – NIS America
  • Distribuzione – Digitale/Retail
  • Data di uscita22 Ottobre 2019
  • Genere – JRPG
  • Versione Testata PS4

Arriva finalmente in occidente, dopo ben due anni dalla sua uscita in Giappone l’atteso The Legend of Heroes: Trails of Cold Steel 3, terzo capitolo della gigantesca epopea fantasy/sci-fi creata da Falcom, giunta già al capolinea lo scorso anno con il quarto episodio.

Da noi la serie è sempre arrivata con un certo ritardo sulla tabella di marcia, questo perché la serie non ha mai lesinato sulla marea di testi, cosa che ha sempre prolungato in maniera eccessiva i tempi di attesa per la sua localizzazione in lingua inglese in occidente da parte di NIS America.

Sulle pagine di cartoonMag non abbiamo mai nascosto il nostro interesse nei confronti di una serie che, in linea di massima, si è sempre distinta nel panorama moderno dei JRPG nipponici per una complessità narrativa estrema che il team di sviluppo ha distribuito non solo su ben quattro capitoli, ma ne ha anche disseminato alcuni snodi cruciali attraverso altri videogiochi appartenenti alla serie The Legend of Heroes, tra cui Zero no Kiseki · Crossbell Emblem e Trails in the Sky. Presi nell’insieme infatti, queste tre saghe di videogiochi compongono un quadro a dir poco perfetto di un mondo fantasy in bilico tra lo steampunk e lo sci-fi, in cui si incontrano scontri socio-politici di ampio respiro che riguardano le principali regioni del mondo di Zemuria.

Grazie al codice fornitoci da NIS America, siamo qui oggi per tirare le somme su questo capitolo dopo intense settimane trascorse tra “banchi” di scuola e scontri epici. Ecco la nostra recensione!

Da studente a professore il passo è breve

Gli eventi di The Legend of Heroes: Trails of Cold Steel 3 in questo caso prendono il via un po’ di tempo dopo gli avvenimenti che concludevano il secondo episodio (qui la nostra recensione).

La tremenda guerra civile di Erebonia si è conclusa. Rean Schwarzer, noto ormai a tutti come l’eroico Ashen Chevalier che ha posto fine alla guerra, si è finalmente diplomato, tuttavia ha deciso di mettere in gioco le sue abilità duramente apprese sul campo di battaglia sui banchi di scuola, diventando un professore all’Accademia Militare Thors.

Destino vuole che Rean, una volta giunto in Accademia, si ritroverà a ricoprire il ruolo di istruttore per la nuova Classe VII, composta quasi totalmente da nuovi personaggi: Kurt Vander, Juna Crawford, Altina Orion (non del tutto nuova in realtà), Ash Carbide e Musse Egret.

Rean, che aveva già militato come studente proprio nella Classe VII dovrà dunque fare i conti con l’addestramento di un nuovo gruppo di potenziali eroi, ed è già da che possiamo iniziare a discutere del principale focus di questo terzo capitolo della serie: l’integrazione di nuovi e più giovani co-protagonisti che andranno pian piano a spostare su di loro l’attenzione dei riflettori, creando idealmente un passaggio di testimone che si concretizzerà poi nel quarto e ultimo capitolo della saga.

Nel corso della lunghissima storia, divisa ovviamente in capitoli, il giocatore pur vivendo la storia quasi sempre dal punto di vista del suo protagonista originale, si ritroverà ad esplorare anche la crescita della nuova Classe VII, come persone, ma anche come gruppo. Questo non solo creerà un senso di dejavu nel giocatore reduce dal primo episodio, ma anche nello stesso Rean, alle prese con situazioni già vissute da studente con i suoi vecchi compagni di classe, adesso però dalla prospettiva di istruttore.

Quanto ai nuovi membri della Classe VII, parliamo di personaggi piuttosto stereotipati, con rivalità spesso giocate non tanto dalla competizione, ma dalle idee politiche che caratterizzano ciascuno di loro. E questo da un certo punto di vista continua a riflettersi sul più grande punto di forza della serie Cold Steel: la maturità di una sceneggiatura che sfrutta gli stereotipi tanto caro al pubblico giapponese per costruire comunque una storia non sempre scontata, in cui sono gli intrecci socio-politici a farla da padrona.

Una volontà evidenziabile anche dalla presenza in quantità sproporzionate di libri da leggere sparsi per tutto il continente, che contribuiranno a chiarire l’enorme lore di questo universo di gioco. Per rendere ulteriormente comprensibile tutta l’opera sarebbe poi necessario giocare anche ai già citati spin-off in apertura.

La complessità stessa della sceneggiatura messa in piedi apre poi alla principale problematica della serie, tornata in maniera fin troppo cristallina anche  qui: i dialoghi prolissi dei personaggi, e una storia che inizierà a decollare dopo una decina di ore abbondanti. C’è un quantitativo di testo sullo schermo capace di fare invidia anche agli ultimi capitoli di Persona, con personaggi pronti a dialogare anche per minuti interi, andando completamente a discapito di un ritmo tutt’altro che scandito, e fin troppo lento.

Questa è da sempre stata una problematica ricorrente nella serie, anche perché qualsiasi dialogo, sia con un NPC secondario o principale, può nascondere qualche riferimento importante legato al background del mondo di gioco, magari recuperato poi in fase successive.

Tra social e studio. Bentornati a Thors

Di base The Legend of Heroes: Trails of Cold Steel 3 resta fedele ai principi della serie: la progressione della storia riprende molto da vicino quella di Persona, con un calendario scolastico da tenere d’occhio, in cui si alternano eventi importanti della storia e altri liberi in cui il giocatore può spendere un determinato numero di punti “Bond Event” per spendere una porzione di tempo della giornata con i vari personaggi sparsi nell’Accademia Thors, oppure per la città di Leeves, che come sempre rappresenta un po’ hub centrale con varie attività collaterali.



Frequentare i personaggi del proprio party risulta utile non tanto per conoscere meglio coloro che combattono al fianco di Rean, ma anche per sbloccare utili abilità Link per il sistema di combattimento (di cui parleremo più avanti).

Il fatto che questo sia poi il primo episodio della serie sviluppato per PS4 (la versione PSvita è stata cancellata) ha permesso a Falcom di investire maggiori risorse nella realizzazione di elementi collaterali più corposi e tra questi troviamo senza dubbio il Vantage Master, un minigioco di carte collezionabili che ricorda molto da vicino il Gwent di The Witcher, con un sistema di regole ben strutturato che ci ha piacevolmente intrattenuto.

Gli elementi social insomma, continuano a funzionare sempre molto bene, anche se nella maggior parte dei casi si ha un po’ la sensazione di muoversi su un binario predefinito abilitato sempre a seconda della volontà degli sviluppatori. Analogamente al capostipite della serie, molto spesso l’avanzamento dei capitoli comporta molte fasi guidate, e altre invece più libere e con meno vincoli.

Questa struttura si presenta soprattutto nei momenti in cui la Classe VII deve imparare ad agire in gruppo nelle varie escursioni scolastiche organizzate dall’accademia per visitare le città, dove il giocatore è chiamato a risolvere una serie di quest principali e secondarie. In base ai risultati ottenuti alla fine della giornata Rean otterrà un certo quantitativo di punti esperienza che serviranno a migliorare il grado, con un premio al raggiungimento del grado successivo.

Il ritorno di Valimar

Dal punto di vista del gameplay vero e proprio, il combat system e la progressione ruolistica sono abbastanza simili ai precedenti episodi della serie, con l’eccezione di alcune novità molto interessanti che impreziosiscono la qualità generale dell’esperienza. Partiamo dal rinnovamento dell’interfaccia, che ora associa lo schema frontale dei tasti ad una specifica funzione del sistema di combattimento a turni: tornano quindi le Craft che consumano i punti CP, le abilità magiche che utilizzano i punti EP, e infine le S-Craft che richiedono almeno un consumo di 100 CP, e garantiscono un quantitativo di danni molto più alto.

A questa struttura già rodata subentrano i Brave Order, ovvero degli ordini che permettono al gruppo di adottare una formazione specifica che garantisce bonus temporanei, al costo di un certo quantitativo di punti BP. La seconda novità, forse la più importante di tutte, è rappresentata dall’introduzione del Break System, che aggiunge una barra aggiuntiva ai nemici che, se ridotta a zero, li rende inermi e senza difese per un variabile numero di turni. Una meccanica che contribuisce a rendere gli scontri non solo più avvincenti, ma anche più articolati e ostici, in cui la coesione del gruppo è essenziale per uscirne vittoriosi.

Per quanto riguarda invece la progressione il gioco prosegue sulla scia dei precedenti, con un sistema di skill simile alle materie di Final Fantasy VII e il sistema Junction di Final Fantasy VIII, in cui sarà necessario installarle nel dispositivo Arcus II. In termini di complessità qui la serie ha raggiunto probabilmente il suo apice, proponendo un sistema elaborato e funzionale, a cui poi si aggiunge un livello di difficoltà personalizzabile.

Ma non è tutto, la novità introdotta con il precedente episodio, ovvero le battaglie a bordo dei mecha, torna anche in questo terzo capitolo, seppur in maniera ridotta. Rean non solo potrà fare affidamento sull’imponente Valimar, ma questa volta gli studenti della nuova Class VII potranno a loro volta contare sui Panzer Soldat, robot umanoidi basati sui Divine Knight.

Questa volta la loro introduzione nel gioco è più preponderante in termini di gameplay, con un combat system che recupera la struttura vista nel precedente episodio, ma aggiunge ora la possibilità di utilizzare oggetti per “curare” questi giganti d’acciaio.Tuttavia, rispetto al passato, per motivi legati principalmente alla storia, lo sviluppatore ha deciso di rendere queste fasi parte integrante della progressione della storia, tagliando la possibilità di richiamarli in battaglia, in qualsiasi momento.

Tecnicamente parlando…

Il vero punto dolente di The Legend of Heroes: Trails of Cold Steel 3 è senza dubbio il suo arretratissimo comparto grafico, reduce dalle origini di un progetto nato in principio su Playstation 3 e Playstation VITA, e che ora arriva in un ciclo conclusivo di Playstation 4 in cui purtroppo l’opera di Falcom ne esce comprensibilmente con le ossa rotte.



Il titolo purtroppo sfodera un comparto grafico reduci di più di qualche generazione fa, con modelli si dettagliati, ma comunque caratterizzati da animazioni molto legnose, mentre a pagarne il prezzo sono degli scenari molto avari di dettagli che, se potevano essere giustificati su Playstation VITA, su una piattaforma avanzata come Playstation 4 denotano solo i limiti di una produzione che tra l’altro si avvale di 60 fotogrammi al secondo che, ironicamente, danno più fastidio che altro a causa dei limiti tecnici generazionali legati anche alla legnosità delle animazioni già citate. Insomma, come si evince, Cold Steel 3 è un titolo che tutto vuole, tranne che puntare ad una realizzazione tecnica di alto livello, e questo in parte è un po’ un peccato.

Commento finale

The Legend of Heroes: Trails of Cold Steel 3 è un titolo coerente con i suoi prequel, ereditandone tutti i pregi e difetti.

Nel calderone però c’è spazio per qualche nuova idea che revisiona la progressione e il doppio sistema di combattimento, rendendo entrambi più profondi e divertenti rispetto al passato. Alcune scelte faranno storcere il naso ai fan della serie, come la ricollocazione dei mecha in fasi prestabilite, mentre altri apprezzeranno questo ritorno alle origini con maggiore attenzione alle fasi scolastiche con la nuova Classe VII.

Ma i problemi alla base restano: è una produzione così tanto imponente a livello di sceneggiatura che diventa piuttosto difficile consigliarla ai fan occasionali interessati a testare un nuovo JRPG.  La produzione di Falcom non solo occuperà tantissime ore (almeno un centinaio sono assicurate) della vostre giornate, ma soprattutto molte di essere saranno spese nella lettura di tanti e lunghissimi dialoghi che andranno ad approfondire un vasto universo condiviso. Un grande JRPG, ma decisamente non adatto a tutti. 

7.8

VOTO FINALE

7.8/10

Pros

  • Storia incredibilmente articolata e profonda
  • Tornano le attività scolastiche
  • Longevità stellare
  • Combat system ridisegnato al meglio
  • Le battaglie a bordo dei mecha sono spettacolari...

Cons

  • ...ma adesso sono prestabilite
  • Dialoghi estremamente prolissi
  • La storia avanza davvero lentamente
  • Comparto grafico decisamente arretrato
  • La qualità delle quest secondarie non è sempre il massimo

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