Tokyo Mirage Sessions #FE Encore: la magia della cultura pop giapponese

Tokyo Mirage Sessions #FE Encore approda su Nintendo Switch con una versione potenziata. Ecco la nostra recensione!

  • Nome completo – Tokyo Mirage Sessions #FE Encore
  • Piattaforme –  Nintendo Switch
  • Developer – ATLUS
  • Publisher – Nintendo
  • Distribuzione – Digitale/Cartuccia
  • Data di uscita17 Gennaio 2020
  • Genere – JRPG

Dopo aver fatto capolino su Wii U nel 2015, Tokyo Mirage Sessions #FE, ovvero il cross-over tra gli universi della serie di di giochi di ruolo Shin Megami Tensei e quella strategica di Fire Emblem, approda su Nintendo Switch con una nuova versione sottotitolata “Encore”.

Il titolo originale, tra i tanti ad essere passati inosservati a causa del flop della precedente ammiraglia di Nintendo, si presentava sicuramente in maniera atipica a quel pubblico che bramava questo incontro tra questi due universi, delineati da precise atmosfere. L’accoglienza iniziale all’annuncio di Tokyo Mirage Sessions #FE non fu certamente delle migliori, poiché nel corso dello sviluppo l’operazione di Atlus aveva assunto una forma completamente differente dai piani iniziali, pur preservando alcune caratteristiche di entrambi i franchise.

Di base il progetto ha sicuramente più punti in comune con il franchise di Shin Megami Tensei, in particolare con la serie Persona, da cui eredità diverse contaminazioni nel suo gameplay, semplificandone al contempo altri aspetti nel tentativo di costruire una propria personalità.

In passato abbiamo già recensito la versione Wii U, promuovendo il lavoro svolto da ATLUS nella realizzazione di questo atipico cross-over, e oggi quindi siamo qui per proporvi la nostra analisi della nuova incarnazione per Nintendo Switch.

Tra idol giapponesi e una Tokyo vivace di colori

Mettiamo subito le cose in chiaro: per apprezzare al meglio Tokyo Mirage Session #FE Encore sono richiesti almeno due requisiti minimi, apprezzare il Giappone e la sua cultura/visione dell’industria dell’intrattenimento, che si lega a doppio filo con quello degli Idol giapponesi.

Diversamente dai Shin Megami Tensei, in cui le tematiche spesso adottano atmosfere tendenzialmente cupe e horror, Tokyo Mirage sceglie una strada diversa prendendo le distanze da quei mondi grigi per calare il giocatore all’interno di una Tokyo che sprizza colori e vivacità da tutti i pixel.

L’intento è infatti quello di raccontare una storia ambientata direttamente nel mondo dell’industria dell’intrattenimento giapponese, in cui i protagonisti sono un gruppo di giovani talenti emergenti alla ricerca di fama e successo nel mondo cinematografico e musicale.

La scelta di focalizzarsi su questo aspetto del Giappone ha permesso agli autori di giocare con tutti gli stile che caratterizzano la loro cultura pop, attraverso le citazioni più disparate.

Il fratello minore di Persona?

La Fortuna Entertainment è un’agenzia che si occupa di cercare nuovi potenziali talenti da “dare in pasto” all’industria dell’intrattenimento, tuttavia si tratta di una semplice copertura per nascondere le loro operazioni reali: affrontare le creature provenienti da una dimensione alternativa popolata dai Mirage, creature oscure, tra le cui fila si celano alcuni potenti guerrieri privi di ogni ricordo della loro vita passata. Questi non sono altro che gli eroi provenienti dall’universo di Fire Emblem, i quali possono legarsi agli essere umani con scopi benevoli o maligni.

A loro volta gli umani che entrano in sintonia con essi diventano dei Mirage Master, dotati della capacità di controllarli sfruttandone i poteri. Il protagonista principale è Itsuki che, insieme ai suoi compagni si ritroverà quasi per sbaglio a cavalcare le luci della ribalta dopo essere entrato in contatto con un Mirage di nome Chrom (si, proprio il protagonista di Fire Emblem Awakening).

Il cast dei comprimari crescerà con l’avanzare della storia, e la struttura adottata da ATLUS ricalca pedissequamente quella  della serie Persona, presentando una mappa di Tokyo con scenari esplorabili tra side quest, richieste e missioni principali.

Sparisce però l’ansiogeno calendario delle giornate presente nella serie Persona, una peculiarità giustamente legata esclusivamente a quel franchise, e legata a doppio filo con la necessità di relazionarsi ai propri compagni, frequentare la scuola e spendere tempo prezioso nei dungeon per allenare il party.

Calendario a parte questi elementi ritornano prepotenti anche in Tokyo Mirage Session, ma svincolano il giocatore dalla necessità di tenere d’occhio le giornate, suddividendo la progressione in capitoli con un missione principale da terminare, e una fase di pausa detta “Intermission” in cui viene offerta  la possibilità al giocatore di spendere il proprio tempo a Tokyo, magari terminando anche le varie missioni secondarie legate ai membri del party.

Queste missioni secondarie hanno una certa valenza nel gioco perché la loro risoluzione implica lo sblocco di nuove abilità per i membri del party, incluse alcune skill passive estremamente utili durante gli scontri o all’interno dei dungeon. Proprio per questo motivo spendere tempo nel raffinare i propri rapporti con il party è essenziale durante il gioco, ma anche utile ad approfondire le personalità e le storie di ciascun compagno del protagonista.

Il cast da questo punto di vista straripa attingendo a piene mani dagli shonen giapponesi, presentando il meglio dei cliché giapponesi, mentre la storia non brilla certamente per carattere (al contrario del suo stile), ma è più che altro furba nell’accalappiare il giocatore calandolo in situazioni bizzarre, tra casting televisivi, prove musicali, o riprese finite male con l’egocentrico regista di turno pronto a sbottare sul set. Tokyo Mirage Sessions #FE preferisce assecondare il meglio e il peggio dell’industria dell’intrattenimento giapponese senza mai toccare vette di altissima profondità, limitandosi a fare (bene) tutto il necessario per divertire il giocatore.



In termini di gameplay e progressione non si segnalano grandi novità: la struttura resta la medesima, con l’esplorazione dei dungeon sulla falsariga di Persona 4, ma con dungeon più elaborati dal punto di vista degli enigmi ambientali. Anche gli scontri non hanno subito particolari alterazioni in questa conversione, tenendo fede al combat system a turni presente anche in Persona 5, in cui si alternano magie e attacchi.

Il guizzo di Tokyo Mirage Sessions sta forse proprio nell’apportare alcune variante, come l’aggiunta delle “Sessions”, ovvero una catena di combo consecutive di attacchi che si attivano nel momento in cui un membro qualsiasi del party effettua un critico. Questa meccanica aggiunge un pizzico di freneticità in più agli scontri, ma va detto che essendo utilizzabile anche dai nemici, la “Sessions” può rivelarsi una feature altrettanto fastidiosa con cui confrontarsi.

Uno dei problemi del gioco, già presente nel titolo originale, erano proprio le impennate del livello di difficoltà, che obbligavano il giocatore a ripiegare su lunghe e snervanti sessioni di grinding. In questo porting lo sviluppatore ha inserito tra le novità la possibilità di accedere fin da subito ad un dungeon speciale che in principio nasceva come DLC, in cui è possibile ottenere dei libri che velocizzano la crescita dei livelli dei personaggi.

Parlando delle novità esclusive di questa versione c’è la possibilità di far partecipare Tiki, Maiko e Barry durante le Sessions degli scontri, sbloccabili solo dopo aver terminato le loro quest secondarie, e quattro nuove canzoni.

Un nuovo dungeon denominato Area of Aspiration sarà giocabile dopo il Capitolo 2, ma sbloccherà i suoi piani in parallelo all’avanzamento delle missioni secondarie portate a termine. La parte interessante di questo dungeon è la presenza di oggetti nuovi, tra cui inediti costumi tratti dalla serie Fire Emblem e dai franchise di ATLUS, tra i quali anche il costume di Joker, il protagonista di Persona 5.

Queste sono a grandi linee tutte le novità principali introdotte da Encore, e ammettiamo che ci sarebbe piaciuto vedere qualche contenuto extra in più, dato che in passato ATLUS ha proposto delle riedizioni davvero pregiatissime di alcuni suoi titoli, come Persona 4 Golden o l’imminente Persona 5: Royal Phantom.

Per quanto l’obiettivo di questi porting sia di proporre questi titoli su Nintendo Switch per dargli finalmente una degna visibilità, non sarebbe stato male valorizzarne ulteriormente l’acquisto anche per i possessori della versione Wii U, che potrebbero non trovare una ragione valida per riacquistarlo a prezzo pieno.



Comparto tecnico

Dal punto di vista prettamente grafico la conversione non propone aggiornamenti particolari, ma lima una grossa problema presente nella versione originale per Wii U, ovvero il quasi totale abbattimento nei tempi di caricamento. Se nell’originale a volte si raggiungeva anche un tetto di 20/25 secondi, la potenza maggiore a disposizione dello sviluppatore ha permesso in alcuni frangenti di ridurre al minimo i tempi di attesa, talvolta eliminandoli del tutto.

Commento finale

Si poteva lavorare maggiormente sui contenuti extra di Tokyo Mirage Sessions #FE Encore, ma nel complesso l’opera di ATLUS rientra senza alcun dubbio tra i migliori JRPG degli ultimi anni, nonostante sia un gradino sotto per complessità e ambizione al fratello maggiore che risponde al nome Persona 5.

Il gioco riesce a reggersi sulle proprie gambe sprizzando una vivace e coloratissima personalità tutta sua, con atmosfere decisamente opposte a quelle della serie madre. L’avventura è confezionata per divertire il giocatore attraverso un solido gameplay e un campionario musicale di tutto rispetto che, a distanza di 5 anni, rende ancora unico e peculiare questo cross-over impossibile tra due universi così distanti.



Tokyo Mirage Sessions #FE Encore

8

VOTO FINALE

8.0/10

Pros

  • Un JRPG solido
  • Atmosfere vivaci e solari
  • Tempi di caricamento ottimizzati
  • Nuovi costumi e un dungeon inedito...

Cons

  • ...ma sarebbero state gradite altre aggiunte più corpose
  • La difficoltà resta sbilanciata
  • La storia non è memorabile

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