Wolfenstein: Youngblood – L’eredità di un rivoluzionario

Sterminare nazisti in dolce compagnia, tra risse e carneficine: il nuovo Wolfenstein è arrivato. Ecco la nostra recensione!

  • Nome completo – Wolfenstein: Youngblood
  • Piattaforme – Windows, PS4, Xbox One, Nintendo Switch
  • Developer Arkane Studios, MachineGames
  • Publisher – Bethesda Softworks
  • Distribuzione – Digitale, fisica
  • Data di uscita – 26 Luglio 2019
  • Genere – Sparatutto in prima persona (FPS)

Vent’anni dopo gli eventi di Wolfenstein II: The New Colossus, i ragazzi di Machine Games affiancati da Arkane Studios tornano alla ribalta con un nuovo ed adrenalinico capitolo di uno degli FPS più amati della storia videoludica, pronti a conquistare anche quella fetta più scettica di pubblico che ha visto in questo nuovo capitolo un’evoluzione ben precisa e un nuovo modo di fare spettacolo.



Ancora una volta ci ritroveremo ad affrontare orde di nazisti spietati e pronti a distruggere quel poco che resta della speranza — utopia lontana — in nome di quel flebile spiraglio che anima il cuore e lo spirito delle due protagoniste: il DNA. Figlie di Blazkowicz, le due si ritroveranno ad affrontare una disperata ricerca dell’ormai smarrito genitore nel ventre di una Parigi soggiogata dalle brutture della guerra ma che ancora nasconde assi nella manica. Tra crisi adolescenziali e brutali momenti di crescita, Wolfenstein: Youngblood non rappresenta forse il punto di narrazione più alto della saga, ma con la sua ambizione riesce a strappare ore di divertimento e di soffocante commozione anche al più coriaceo ed esigente giocatore.

 

Ritorno di fiamma 

Protagoniste della storia, questa volta, saranno le gemelle Jessica e Sophia. Figlie del celeberrimo Blazkowicz, sono sulle tracce di quest’ultimo misteriosamente scomparso dalla sua dimora. La ricerca le condurrà nel cuore pulsante della rivoluzione antinazista, a Parigi, dove incontreranno la leader della resistenza Juju. Quest’ultima le aiuterà, a patto di ottenere in cambio la distruzione delle tre torrette che assediano la città, le cosiddette Brothers, per poter ottenere la chiave d’accesso agli X Lab — laboratori segreti in cui le tracce di Blazko si perdono.

L’escamotage narrativo sembra non poter competere con la profondità del capitolo precedente ed in generale sembra mostrare problematiche dovute ad uno scarso sviluppo sia delle protagoniste che dell’ambiente nel quale sono inserite. Per quanto concerne quest’ultimo aspetto, le gemelle sono presentate nella cinematografica di apertura come esseri deboli e devastati dai durissimi e continui addestramenti dei loro genitori. La fragilità che mostrano, la stanchezza che le attraversa e lo sguardo spento restano incastonati negli occhi del videogiocatore che, tuttavia, sarà confuso soprattutto dalla potenza bellica che mostreranno sin dalla prima missione — uno sviluppo affrettato e del tutto inverosimile che stona in maniera prepotente soprattutto nelle prime battute di gioco, per antonomasia le più importanti. Da adolescenti indifese a potenti e spietate armi da combattimento: si poteva indubbiamente lavorare meglio su questo punto, creando una coesione maggiore ed uno sviluppo dinamico e progressivo, accantonato forse per esigenze di regia e di longevità del prodotto.

Tralasciando questo aspetto, la storia presenta un unico colpo di scena, per fortuna inaspettato, spezzando l’iniziale e monotono ritmo con una nuova scarica di adrenalina e tensione: sebbene questo capitolo appaia sottotono rispetto agli altri predecessori della serie, conserva il cuore pulsante di un Wolfenstein e il suo carattere.

 

Unite dalla tragedia

Il rapporto di Jess e Sophia è particolare, intenso e piuttosto enigmatico. Compenetrate ed inscindibili, sono l’una il sostentamento dell’altra. Appaiono sempre assieme, non vengono mai separate ed è quasi impossibile per chi le guarda esternamente non poter provare quella forte sensazione di familiarità che le connette. Jess e Sophia muovono l’intera storia, la scuotono, la cambiano, la rendono viva. Potremmo definire il loro un violento viaggio di formazione e crescita in un ambiente che non perdona, in un mondo che non dimentica.

L’interdipendenza che le unisce la si può ravvisare anche durante le sessioni di gioco. Importante novità introdotta in questo capitolo è la possibilità di giocare (sia online che offline) con un amico o la CPU. In questo modo sarà possibile scendere in campo con entrambe le gemelle, ciascuna dotata di un’abilità peculiare: una chiamata distruzione che servirà a travolgere i nemici con un fortissimo impeto, un’altra che renderà invece invisibile la gemella designata. Diventa chiara la commistione di stili, da un lato quello violento ed animato di un classico Wolfenstein, dall’altro la possibilità di adottare atteggiamenti stealth e poter così creare combo mai scontate e monotone.

Con il susseguirsi delle ore di gioco diventa subito chiara la necessità di tenere in vita la propria alleata. Sia Jess che Sophia, infatti, avranno la barra della vita condivisa e non solo, anche le risorse raccolte finiranno nell’inventario di entrambe. Un chiaro e forte messaggio da parte degli sviluppatori di vederle sì come individui a sé stanti, ma di considerarle un’unica macchina da guerra; un unico corpo ed un’unica mente. Non sarà arduo notare tali meccaniche, a partire dal fatto che molte volte non si potrà proseguire senza l’aiuto dell’altra — come per esempio quando si dovranno raggiungere due leve e abbassarle contemporaneamente — o dal loro affiatamento che arriva al punto da sfociare in un completare l’una le battute dell’altra.

Spesso illustrate come litigiose e fin troppo burlone, nel loro aspetto meno militare le due protagoniste potrebbero risultare quasi insopportabili per i più superficiali, ma osservando oltre e cercando di comprendere i loro comportamenti si potrà osservare da vicino il loro processo di crescita e la responsabilità del ruolo che ricoprono. Una perla di inestimabile valore per la saga, un punto decisamente alto che riesce ad annullare il gap narrativo che attanaglia il titolo.

 

Una danza distruttiva, un ritmo spietato

Il gameplay di Wolfenstein è fresco, dinamico, coinvolgente. Frenetico. Impugnando il pad ci si rende conto di essere finiti in un’altra guerra all’ultimo sangue, pronti a brutalizzare i nazisti e scovarli per porre fine al loro dominio. La sfumatura arcade della serie funziona bene e convince sempre, complice le animazioni e la realizzazione tecnica che riesce a toccare come sempre vette altissime. Il potente motore grafico contribuisce ad un’esperienza divertente e spettacolare che con ritmo serrato e mai deludente riesce a condurre il giocatore sino alla fine di una campagna abbastanza corta dalla durata di circa dieci ore. Nota di merito alle missioni secondarie, non troppo monotone e di un certo spessore narrativo. Quest’ultime, se completate tutte, allungano di molto la longevità del titolo che va tuttavia vissuto in un’ottica da spin-off.

Il sistema di shooting è soddisfacente e non presenta alcun difetto, così come la varietà di armi a disposizione delle nostre protagoniste.  Le armi potranno essere personalizzate, sia nell’aspetto che nelle funzioni. La novità introdotta da questo capitolo è infatti proprio un retrogusto tipicamente da gioco di ruolo, ma in nessun caso Wolfenstein: Youngblood risulterà snaturato. Gli elementi RPG presenti sono minimi e non invasivi, e fungeranno semplicemente da contorno ad un’autentica e feroce sessione sparatutto.

Man mano che si svolgeranno missioni, le gemelle acquisiranno capacità ulteriori e punti da spendere in abilità passive divise in tre rami: Mente, Corpo e Potenza. I più utili sono indubbiamente quelli dedicati al potenziamento della corazza e dell’energia vitale, in modo tale da risultare più resistenti ai colpi dei nemici.

Per quanto concerne la personalizzazione del personaggio, il gioco inizialmente fornirà la possibilità di scegliere tra due varietà di tute e di armi, scelta che successivamente potrà essere personalizzata durante le fasi di gioco con l’acquisizione di nuove texture da applicare sia ad armi che ad armature sia a funzioni particolari dell’arma.

Una novità simpatica introdotta in questo capitolo è l’emote che entrambe le gemelle potranno attivare se vicine. Si tratta di due gesti specifici (pollice all’insù o corna tipicamente metal) che potenzieranno rispettivamente l’energia o la corazza per un periodo di tempo limitato. Un’implementazione indubbiamente di carattere e con uno stile molto particolare.

Nota di merito anche alla caratterizzazione dei nemici, che non saranno dei semplici obiettivi da abbattere ma che richiederanno attenzione e un briciolo di studio prima di poter essere annientati. Ciascuno di essi sarà resistente verso un tipo specifico di arma, di conseguenza il giocatore dovrà fare attenzione alla barra della salute e al simbolo che comparirà in prossimità di quest’ultimo: in base a ciò che viene rappresentato, occorre cambiare arma dal roster disponibile premendo il tasto R1 nella versione Ps4.

E parlando di armi, va notato anche che la personalizzazione non riguarda solo l’aspetto estetico, ma è confezionata come se si trattasse di un mondo a parte con regole specifiche: ogni arma avrà singoli slot utilizzabili per la personalizzazione e ciascuno di essi potrà ospitare tre diversi accessori di tre marche differenti. Parliamo di Tempo, Nadel e Stier. Ciascuno di questi accessori verrà utilizzato per un compito specifico, ovvero i Nadel migliorano la precisione, i Tempo la cadenza di fuoco e gli Stier la potenza.

 

Un ambiente oppressivo

La realizzazione tecnica di Wolfenstein: Youngblood è sicuramente discreta. La colonna sonora non lascia un segno molto consistente del suo passaggio, né è particolarmente memorabile, tuttavia ciò che sicuramente attira (in senso negativo) l’attenzione del videogiocatore è la monotonia e la ripetitività delle mappe. Pur presentando diversi punti di accesso e vie secondarie interamente esplorabili, risulterà talvolta noioso il dover compiere a ritroso il percorso, magari per completare una missione secondaria. Ciononostante, le strade sembreranno essere sempre vive, con lo spawn aggiornato di molti nemici che si scaglieranno in modo impetuoso contro le nostre gemelle.

Molto apprezzabile il design dei nazisti e in generale lo stile estetico di una Neo-Parigi inginocchiata dalle forze del regime e della dittatura. Vi è anche la possibilità, per i collezionisti più curiosi, di raccogliere testimonianze rubate dei cittadini e del mondo “com’era prima” dell’imposizione del nazismo. Una nota agrodolce che fa riflettere sulle brutture della guerra e sull’esigenza della libertà di ogni singolo individuo.



Commento Finale

Wolfenstein: Youngblood è un titolo che offre agli appassionati della saga uno scorcio interessante fatto di cambiamenti non troppo memorabili ma di divertimento assicurato. Se si è amanti della frenesia e della storia in chiave distopica è il titolo migliore da vivere e giocare, con alti e bassi che non riescono a sminuire il nome tanto imponente di una saga che, a distanza di anni, riesce ancora a divertire.

 

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VOTO FINALE

8.0/10

Pros

  • Ottimo sistema di shooting
  • Sistema di personalizzazione molto interessante
  • Le gemelle!

Cons

  • Mappe monotone
  • Missioni un po' ripetitive e scontate
  • Narrazione non troppo coinvolgente

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